11/01/2017

Come in un sabba al crepuscolo, mentre stregonerie infinite si rivelano nel buio e qualcuno ne trae ispirazione per trame cinematografiche, i Tetrolugosi compiono un viaggio nel più profondo goth marciando a passo lento tra stilemi dark e iconografie spettrali. Sara Paradisi e Camillo Perazzoli fondono le loro voci che sono anime, una scura e densa di introspezione, l’altra lieve di terrore, una solidamente aggrappata alla terra e l’altra sospesa nel limbo che non è ancora cielo, per creare paesaggi di nebbia bassa, di strade vuote dove soltanto la pioggia, sottile, ricorda lo scorrere del tempo.

Non mancano episodi che s’allontanano dal quadro principale, come “Circus” con la sua presa giocosa da filastrocca inquietante, “Cats in Space” che è la new wave dal vestito dream pop, “Inferno” e le sue sperimentazioni asciutte à la Talking Heads. “The Wrath of God” e “Sweet Undead” si accendono nella sezione ritmica e spingono i piedi verso un dancefloor notturno, prima che “Sometimes They come Back” e “Coffin Joe” chiudano con tetra epicità le porte di una cattedrale abbandonata: poche le mosse che spezzano il nero fluire di un disco che ha un’identità assai precisa, un immaginario definito e che pesca a piene mani dal cinema e dalla musica del passato per assorbirne lo spirito e trasformarlo in qualcosa di nuovo aggiungendo un tocco surreale e visionario.

Commenti (1)

  • danzig85 14/01/2017 ore 21:26 @danzig85

    Mamma mia. Stregato completamente. Originali, onirici, surreali. Bello bello.

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