Disco del giorno
album Creatura - Ovo

Ovo Creatura


2016 - Sperimentale, Metal

13/01/2017

Fredde e nere sono le acque che sovrastano l’abisso da cui è emersa la creatura degli OvO; il suo bramito lacera l’aria, mentre si erge maestosa e pallida dinanzi a noi. Tre anni di gestazione per dare vita a una entità dannata, profondamente cupa e impossibile da trovare in alcun bestiario, un’entità che una volta emersa ha spiegato le ali, librandosi violentemente verso le stelle, come se non conoscesse alcun confine.
L’ottavo capitolo degli OvO porta con sé, all’unisono, il loro marchio indelebile, fatto di chitarre monolitiche e batterie minimali, di esoterico tribalismo e vocalizzi laceranti, oltre alla voglia di svincolarsi dalle catalogazioni e conformazioni, legandosi in primo luogo a un’etichetta come Dio Drone, realtà italiana che rispecchia pienamente la loro visione musicale DIY, ma anche dal punto di vista prettamente musicale, perché in "Creatura" si esplorano universi sonori rari, unici da trovare; vertere verso l’elettronica, utilizzando le sue metodologie compositive e strutturali, ha fatto in modo che industrial, drone, black metal, trip hop ecc. si legassero non in modo biunivoco, tra un genere e l’altro, bensì creassero una materia oscura e pesante, unica, un buco nero che ingoia, per poi confinarti in un universo parallelo in cui la luce non riesce a filtrare.
Perché quale luce potrebbe mai filtrare con una traccia di apertura come "Satanam"? A prescindere dall’evocazione del concetto legato al nome, si presenta come un brano dall’impatto devastante, l’unico del disco assieme a "Bell’s Hell" ad imporsi su certi ritmi.

"Creatura" oscura il Sole, ma non è un disco violento, suona come un un rituale mistico post-futurista, come negli episodi di "Matriarcale" (dove la componente trip hop è molto presente) o "Buco Nero", fino a dissolversi come nebbia diradata dal vento in "Buco Bianco" che sembra lasciarti fluttuare in una vasca di deprivazione sensoriale. "Creatura" è un’esaltazione dell’essere freak, 41 minuti di musica capaci di impreziosire il concetto di unicità. Un lavoro che va oltre alle capacità indubbie di Stefania Pedretti e Bruno Dorella, ma capace di dimostrare che la principale capacità degli OvO, dopo 17 anni di carriera, è quella di riuscire ad essere se stessi e coerenti con se stessi, evolvendosi, mutando ed esplorando nuove realtà sonore. Ed è questo uno degli aspetti più sorprendenti di questo disco.

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