03/02/2017

Tra i progetti seguiti nel corso degli ultimi anni da Massimiliano Cremona, ce n’è in particolare che non può non attirare una certa attenzione: quello dei Los Borracchos, assieme ai quali un dì, nemmeno troppo lontano, incise un live intitolato “Ubriachezza molesta”. Di acqua (ma sarebbe più giusto parlare di alcool) sotto i ponti ne è passata parecchia se è vero che il cantautore piemontese ora appare più, come dire… sobrio. “L’inverno è passato”, la sua ultima fatica discografica, è tutto tranne un inno all’etilismo. Le dieci canzoni contenute nell’album mettono insieme intimismo e malinconia, sono fasci di luce gettati su di una interiorità messa a nudo. Che spazia tra sofferti ricordi di chi non c’è più, tra la vitale necessità di rinascere, tra bordate di leggerezza ma non solo.

Certo, se il disco lo registri nello studio di Giuliano Dottori, uno che di suoni soffusi e raffinati se ne intende, qualcosa vorrà pur dire. Eppure, Massimiliano Cremona va oltre. Con il pieno sostegno del sodale Dottori. La sua canzone d’autore sa essere delicata e lieve (come nel caso di “Con incanto e ossessione”) ma per spaziare in altre direzioni ci vuole un attimo. Riferimento non casuale a certe atmosfere acustiche se non desertiche (“Canzone per un amico”), all’esplosione elettrica di “Sospetti”, agli arrangiamenti e ai cori che sembrano strizzare l’occhio agli anni ’70 più mistici, presenti nella bella “Veloce” (con il già menzionato Giuliano Dottori alla chitarra), mentre il flauto di Marco Kiki Chierichetti regala in più di un’occasione interessanti componenti di origine freak.

Massimiliano Cremona si dimostra cantautore sensibile e di spessore, completo e non privo di talento, perfetto interprete del motto “Note molte. Ma anche parole”. Coniato ad arte e non a caso.

 

 

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