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album Feedback - Patrizia Mattioli

Patrizia Mattioli

Feedback

2004 - Sperimentale

RECENSIONE
18/01/2005 di Jack Nessuno

Che Parma sia una fucina di talenti, io che vivo da quelle parti l’ho capito da tempo. Perché questa città non sia ancora assurta a “caso nazionale” è un po’ più difficile da comprendere, ma tant’è. Di certo il fatto che molti gruppi o progetti tendano a prediligere la ricerca non aiuta ad emergere dai sotterranei. L’ultimo musicista di questa città che ho avuto l’occasione di conoscere si chiama Patrizia Mattioli. Col rock e col pop c’entra poco o nulla. La sua formazione è classica (un diploma di clarinetto al conservatorio) i suoi approfondimenti sono all’insegna dell’avanguardia (un master di computer music all’IRCAM di Parigi) e le sue attività tendono a privilegiare la contaminazione con il teatro, (colonne sonore di spettacoli e teatro-danza).

Il progetto Feedback nasce per l’appunto in collaborazione con cinque danzatori. Non tragga in inganno il titolo: di chitarre non c’è traccia e il concetto di feedback va inteso nel suo significato più generale, ovvero come una interazione tra musica e danza nella quale ogni soggetto in gioco recepisce gli impulsi degli altri e contribuisce a sua volta ad aumentare il tasso creativo dello spettacolo. Più precisamente si tratta di una musica elettronica dal vivo che sfrutta gli strumenti digitali (laptop, campionatori…) per lanciarsi in escursioni nei generi più all’avanguardia (glitch, ambient…) sfruttando soprattutto l’improvvisazione e le tecniche di collage nello smontaggio e ri-montaggio di un brano musicale per una nuova composizione.

Patrizia Mattioli mostra purtroppo un difetto comune alla gran parte dei compositori contemporanei (classici e non) ovvero quello di un’eccessiva dispersione e, di conseguenza, una sovrapproduzione musicale. I cd che testimoniano il progetto feedback raggiungono infatti il numero della decina e, se a questo si aggiunge il fatto che andrebbero giudicati con i danzatori in scena, non si può certo dire che l’opera (le opere?) sia di facile ascolto. Questo non va certo a discapito del talento dell’autrice che in molti punti si mostra del tutto padrona dei propri strumenti, nonché particolarmente ispirata e creativa. Tra tutti gli episodi mi sento di citare l’ultimo in ordine cronologico, “Etude sur le cygne”, uno studio su musiche di Ciaikovskij che vengono rielaborate e ridefinite in modo ipnotico, sia attraverso la reiterazione di campionamenti, sia attraverso la distillazione di microsuoni ambientali: davvero un ottimo esempio di elettronica contemporanea.

Tracklist

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