08/02/2017

Egon ci propone come primo album “Il cielo rosso è nostro”, un apripista non scontato, ricercato ed enigmatico. Nelle cuffie si susseguono sette brani che scandagliano le cripte della nostra anima, ci portano all’altare e un secondo dopo al cimitero. Atmosfere dark con bruschi cambi di luci e ombre.

"Il cielo rosso è nostro" ci mostra lo sforzo mai sopito dell'uomo nel cercare di cucire il tempo addosso di fronte a una vita fugace e precaria che tramuta gli spazi in vuoti e i sorrisi in lamenti.
È un universo lacerato e fuggevole in "Dissolvenza" dove “vedo anche se ho chiuso le palpebre, sento anche se non parli più con me”. Tutto d’improvviso si rivela "Immobile", nessun movimento, dal molo non parte nessuna barca. Ci siamo imbattuti in un viaggio di allucinazioni oniriche dove il brillante è solo una temporanea manifestazione del cupo che avvolge la terra. Anche la natura rivela il suo voltafaccia, la sua mutevolezza, la sua ostilità.

La luce è sprigionata dal fuoco che arde in noi, alimentato dall’eternità che dura l’ attimo di un abbraccio. Ti porta all’altare come in "Un sogno", ma subito ti condanna al risveglio.

Siamo una "Stratificazione" di suoni elettrici e luminescenze, chiari e scuri, dissonanze e divergenze: catturiamo tutta la luce di cui siamo capaci con le nostre cornee e la immergiamo nel cuore, rosso come il sangue, come le labbra, ma anche come il cielo nel quale ci riflettiamo. Siamo fasci di luci e ombre, brilliamo e moriamo come onde luminose e sonore che riverberano di rossa passione, in tutte le sue tonalità, dal brillante rosso scarlatto al rosso carminio più cupo.
Il cielo ora è rosso, ma non è ancora nostro. Lo scorgiamo, è il tramonto che rapisce l’anima con il suo calore. Caronte ci aspetta sulla sua barca fumando una sigaretta per portarci sulla costa opposta, ci siamo: "The red sky is ours".

Questo album è un viaggio tra i quartieri bui e luminosi della nostra anima nel quale ci viene voglia di immergerci per fare luce sulle nostre ombre.

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