Le Radeau de la Musique Egoista nell’amor 2005 - Cantautoriale

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Sono abituati a suonare in vetta alle montagne, prediligono i rifugi più isolati, spesso l’impianto audio sono costretti a portarselo in spalla. Le radeu de la musique hanno un’idea quasi estrema della società dello spettacolo, come se lo spazio di fruizione della musica non debba avere a che fare con limitazioni di sorta, nemmeno con quelle imposte dalla natura. Un’idea forte che, unita alla ragione sociale (“La zattera della musica”, tradotto dal francese), fa di questo gruppo una sorta di ancora di salvezza per chiunque volesse staccarsi dalle miserie della quotidianità e connettersi ad una visione del mondo forse più disordinata ma, per fortuna, maggiormente rispondente alle esigenze della poesia.

Forse perché evocato nel disco, “Egoista nell’amor” fa pensare al vino, ma anche alle feste di paese, alle osterie, alle vecchie storie raccontate mille volte attorno a un tavolo davanti a un buon piatto d’arrosto e all’immancabile bicchiere. Pensando a Fabrizio De Andre (“Vecchio professore” è stata scritta pensando a “La città vecchia”) e al sano casino di Vinicio Capossela, il disco si sviluppa quasi esclusivamente attorno a suoni acustici, arricchiti spesso e volentieri da strumenti a fiato, con un gradevole risultato di vitalità e attenzione a non rendere il tutto scontato. E con testi apprezzabili, cantati cercando di non prendersi mai sul serio. Certo, non mancano argomenti seri (Johnny Walker” è dedicata all’omonimo talebano di origine nordamericana, diventato antieroe della guerra dell’Afghanistan) e nemmeno momenti di lontananza dall’estetica acustica, come dimostrato dalla chitarra elettrica e dai richiami rock presenti in “Settevizinblues”. E c’è anche qualche difetto, a dire il vero. Qualche canzone soffre di inutili lungaggini (la sia pur divertente “Emilio il gatto”) e il modo in cui viene cantata “Bella bambola” rimanda addirittura agli inni della chiesa cattolica. Peccati veniali, non c’è dubbio, ed è impossibile non perdonarli. Anche perché, come dice la voce recitante posta all’inizio del disco, “è il poeta di prim’ordine che vive l’arte che non sa di rappresentare, il poeta di second’ordine quell’arte la canta”. Potrebbe essere il manifesto programmatico dei Radeau de la musique, la chiave per entrare nel loro mondo.

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La recensione Egoista nell’amor di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-01-23 00:00:00

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