MOJUBA Astral Sand 2016 - Stoner, Progressive, Hard Rock

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Un esordio potente per i Mojuba

Aprire il proprio disco d'esordio come hanno fatto in questo caso i Mojuba con il loro "Astral Sand", non lascia spazio a molte interpretazioni. Dopo un piccolo intro di poco più di un minuto che è "Wana Aba Tree", si viene schiacciati dal vero pezzo d'apertura di questo lavoro che è "Drowning Slowly". Siamo davanti a un disco duro, arrabbiato e violento. E dall'impronta prevalentemente stoner. Le chitarre sono le protagoniste indiscusse di questo disco, che trasuda distorsioni da tutte le parti. "Musuyidee" ha lo stesso ruolo da preludio di "Wana Aba Tree", questa volta per "Lost in The Sky", altro pezzo dai connotati stoner più che marcati. Composizioni lunghe, dagli ampi respiri, dove basso e chitarra dettano suoni forti e pesanti mentre la batteria è cadenzata al punto giusto, potente, incisiva e aggessiva. Arriviamo così a "Adobe Santann" che ci coglie di sorpresa, ci troviamo davanti infatti un pezzo acustico, con uno stampo ritmico tribale e ancestrale; chitarra e basso si intrecciano creando melodie dolci e intime, mostrandoci così un lato più acustico e più roots della band.
Il momento spirituale però non dura più di tanto ed  ecco che ricadiamo in una cascata di distorsioni e ritmi assordanti con la title-track del disco: "Astral Sand". Altro pezzo dalla lunga durata, più di dieci minuti, dove si oscilla fra atmosfere distorte e graffianti e momenti più distesi con una dinamica intrigante. Arriviamo così all'ultima coppia di brani di questo disco che si articola proprio di due pezzi in due pezzi. In questo caso è un'eterea e rarefatta "Sesa Woruban" a fare da preludio alla conclusiva "La Morte Ner"a (unico titolo italiano di questo lavoro) : più di quattordici minuti di composizione per questa canzone conclusiva che è nettamente il pezzo più emblematico ed espressivo di questo disco. Le radici di questo lavoro si perdono nella tradizione stoner dai primordi come Black Sabbath e Blue Cheer, passando per Kyuss, Monster Magnet e Clutch.

Un lavoro bello, compatto ed estremamente espressivo questo "Astral Sand"; sicuramente consigliatissimo agli amanti del genere che troveranno in questo lavoro una perla di rara cattiveria e potenza.

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La recensione Astral Sand di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-02-08 00:00:00

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