15/02/2017

Se le cadute cosmiche indicate nel suo nome d'arte e ricreate nella mente di Alberto Melloni venissero disegnate come uno schianto di oggetti celesti sul pianeta Terra, questi si infrangerebbero su di una distesa d'acqua, in mezzo all'oceano. La copertina di "Hyperrealistic" ne raffigura la scenografia qualche secondo prima dello schianto. All'interno della custodia, invece, una raccolta di sei tracce racconta a suon di beat più o meno accesi la storia che l'oggetto extraterrestre, che chiameremo "Kali" come la famosa divinità orientale, ha affrontato durante il suo viaggio che sembrava inizialmente interminabile.

Tra passaggi pacati e distesi descritti in pezzi IDM come la canzone di apertura "Kali", non a caso, dove il synth segna la melodia e il passaggio di Kali in zone siderali ma ancora agiate, Cosmic Falls riesce dopo a introdurre inaspettati cambi ritmici quando il viaggio incontrerà al contrario le più remote e movimentante regioni cosmiche. Nella traccia omonima all'ep "Hyperrealistic", ad esempio, una base techno può riuscire a scuotere la calma introdotta con la prima traccia e indirizzare un primo giudizio del lavoro verso un eclettismo che è sinonimo di maturità artistica per Melloni. Nel passaggio intermedio di musicalità di "Tear Me Apart", ricambiando nuovamente, riverberi chillout, tuba bass e voce femminile da slow trance sono combinate nella stessa canzone.

Un po' lo stesso discorso di "Hyperrealistic" vale invece per "Track #77". Durante il transito di Kali dalla galassia numerata dagli umani dal doppio numero sette sembra provenire, dal centro della stessa, una musica fatta di cassa in quattro ma con tre synth di accompagnamento ben distinti. Un primo, specialmente ad inizio del transito, e quindi della canzone, appare da subito elettrico e fluttuante ed inseguito, poco dopo, da un secondo schizzante e arrampicato su di una scala a salire veloce di tonalità. Tutto ciò ottiene il risultato di dare sfogo, nel cuore del pezzo, a un'elettrodance ipnotica e spropositatamente suggestiva. Verso la fine, quando ormai la coda della turbolenta galassia viene raggiunta, la chiusura del terzo synth ondeggia su note di media frequenza ed intervallate da pause regolari. Regolare come sarà d'ora in poi il viaggio di Kali sino alla Terra.

Tutto ciò varrà fino a quando, nel bel mezzo di una notte qualunque, l'oggetto vedrà, ormai rassegnato all'idea di disintegrarsi, l'increspata superficie del mare con cui è stato destinato a doversi scontrare. Questo è lo scenario di "Rough Seas at Night". Canzone incredibilmente seducente, è alla fine un mezzo usato da Cosmic Falls per sfoggiare un piano neoclassico affiancato da una voce ancora una volta femminile simile a quelle utilizzate nella dream trance tra i dieci ed i venti anni fa da disk jockey come ATB. Ben poche volte si ha la possibilità di ascoltare certi abbinamenti. Ecco un ulteriore esempio di eclettismo sinonimo di maturazione esternato in "Hyperrealistic".

Ma ormai, come raccontato, il viaggio siderale di Kali è giunto al capolinea. La sensazione del post impatto è destinata a "Reflection". Una volta affogato nelle acque scure che prima potevano sembrare inospitali, adesso, generano una sensazione di appagamento e sicurezza inaspettata. Il tutto è raccontato da Cosmic Falls con arpeggi da simil ukulele e voci digitali che nasconderanno per sempre la storia e le sembianze di Kali alla nostra conoscenza. Ne rimarrà solo la musica nell'aria e nell'acqua attorno. A noi rimarrà, comunque, "Hyperrealistic".

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