Diplomatics I lost my soul in this town 2017 - Rock, Punk, Blues

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Il rock'n'roll come salvezza per l'anima: torna la band vicentina con il suo punk rock tinto di rhythm'n'blues

Il paesaggio della prospera provincia nord-est italiana, conservatrice e clericale, è profondamente segnato dal retaggio di un’antica tradizione artigianale prima e industriale poi: capannoni del manifatturiero, estese zone rurali avvolte nella nebbia fitta, una densa trama di paeselli e cittadine nei quali la vita quotidiana si svolge meccanicamente nella routine casa-lavoro-casa.

È questo il contesto in cui nasce “I Lost My Soul In This Town”, secondo lp dei Diplomatics da Vicenza: il “no fun, my baby, no fun” degli Stooges, il grigiore, la frustrazione del “lonely planet boy” dei New York Dolls, l’anelito all’evasione, la “teenage depression” di Eddie & The Hot Rods, l’urgenza di comunicare, di condividere, di sentirsi vivi e parte di un qualcosa di più grande e stimolante: il rock’n’roll come salvezza per l’anima.

Rispetto all’album d’esordio, più immediato e new yorkese, i nuovi bravi scavano nelle radici black del punk rock, virando verso Chicago, Memphis, Detroit, per finire a sguazzare nelle acque fangose del Mississippi: l’attitudine denim & leather jacket di Dictators ed Heartbreakers, unite alla loro disperazione rabbiosa figlia del marciapiede di quartiere costituiscono la spina dorsale del sound dei Diplomatics, ora come agli esordi, ma in questo nuovo disco scintillano, brano dopo brano, ottoni ed armoniche a bocca, risuonano i vecchi dischi della Chess e della Stax, l’inquietudine di Little Walter, il ruggito di Wilson Pickett, la sensibilità di Otis Redding, le armonie vocali, la coralità del rhythm’n’blues.
I Diplomatics sentono la ferita nella loro anima che è aperta e sanguinante, ma sanno anche che bisogna andare avanti e per farlo è necessario sopportarne il peso insieme, uniti: non scherzano, ed è per questo che il lavoro suona così profondo, compatto, agrodolce, personale. Serissimo, pur essendo rock’n’roll da ballare. Blue fino all’osso.
Se, come spiegavamo nella recensione del loro debutto, avevano già dimostrato di avere credibilità e la giusta faccia tosta, con quest'ottimo album il combo si riconferma, attestando inoltre il proprio sound come tra i più autentici e riconoscibili nell'intera scena punk rock italiana.

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La recensione I lost my soul in this town di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-02-23 09:00:00

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