24/03/2017

Una volta che si finisce di ascoltare il disco di Marti "King of the Minibar" la prima domanda che sorge spontanea è se, al giorno d'oggi, vi sia ancora spazio per l'eleganza, la raffinatezza e l'essere algidi a tutti i costi. In effetti Marti ed il suo album sono proprio indirizzati verso queste correnti di pensiero: già lo si capisce dalla prima canzone, che dà il nome all'intero album. Un pezzo arrangiato ottimamente, con strumenti che suonano a dovere, il gioco del ritmo e un testo ironico e disincantato al giusto, con in più anche degli intarsi di tromba niente male. Eppure il dubbio permane: il gusto contemporaneo non pare dominato da tutto l'opposto di ciò? Non è forse questa la stagione cronologica dell'imperio del cattivo gusto, del dominio del kitsch sempre e comunque, dello sbraco come ragione di vita?

Beh se è così Marti se ne sbatte allegramente e realizza canzoni, da "You came You hurt" a "Offer you a secret" piene zeppe di arrangiamenti raffinati, pezzi di bravura e una certa eleganza da distante che fa da collante a tutto l'album. Ecco perché questo "The King of the Minibar" è un disco assolutamente fuori asse dal punto di vista del gusto e della moda contemporanea: ma se voi, ancora oggi, preferite un buon bicchiere di vino rosso ad un negroni scadente fatto in qualche bar di periferia, questo è il disco che fa/parla per voi. 

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