25/02/2017

“Orange County” è un disco di cui si è discusso molto perché già edito in free download. “Orange County California” è lo stesso album in una mise più elegante (sotto major), cesellato, privato di qualche vecchia canzone e arricchito da qualche nuova composizione, anche grazie alle numerose collaborazioni nazionali ed internazionali del quale può fregiarsi (Laioung, Ghali, Sfera Ebbasta, Sick Luke, Charlie Charles per citare solamente gli artisti oltre i confini liguri), che si rivela a tutti gli effetti un piccolo manifesto della trap in Italia.

Tedua ha impiegato poco tempo per conquistare la mia simpatia, al di là dell’apparente aspetto da paninaro, le sue canzoni rivelano in maniera palese quanto possa essere un ragazzo sensibile, ricco di concetti, oserei persino dire responsabile. Al fronte di una gran parte di pubblico costituita da ragazzi giovanissimi Tedua si prende la briga di responsabilizzare i propri fan durante i concerti, prendendo posizione, evitando così di adagiarsi comodamente sugli allori della sua figura da teen idol ballerino nei cinematografici video alla Last Shadow Puppets o sull’ancora più facile, nonché commerciale, retorica gangsta.
Tedua colpisce come autore, il suo approccio alla musica è un approccio quasi jazzistico, molto basato sul freestyle. La connotazione letteraria nasce invece da questa sua esigenza di raccontare una situazione, non di enfatizzarla o recitarla, una narrazione spesso portata alle estreme conseguenze, ad una rapidità, ad una tensione ad una mole di parole che fa quasi mancare il respiro ed è per questo motivo emozionante, espressiva, in grado di porsi con un’infinità di mood (da quella più leggera di "Circonvalley", ai momenti più hardcore di "No Snitch Freestyle", dalla versione più romantica di "Step By Step" ai veri e propri tormentoni come "Buste della spesa") senza per questo venir mai meno ad una sempre presente coerenza di fondo, o forse è meglio dire, denotando continuamente pur nei più disparati frangenti uno stile ed un flow assolutamente personali.
Con i Wild Bandana, la crew, si sono identificati con un genere, la trap, e forse ancora di più con un sottogenere della trap, il drill, e se ne sono fatti promotori in tutta la penisola come se fossero una scuola, allo stesso modo dei cantautori genovesi con il loro genere ai loro tempi. 

Tra i riferimenti di Tedua va ricordato Dargen D’Amico. Parliamo di "Musica senza musicisti", parliamo di "Nostalgia Istantanea". Quello tra Tedua e Dargen è un parallelismo naturale in quanto, per entrambi gli autori, sono stati tirati in ballo gli stessi concetti: la convergenza tra rap e poesia, il flusso di coscienza, l’infrazione delle leggi ritmiche...
Avreste per caso il coraggio di esimere un Kandinsky dalla definizione di pittura perché viene meno alle nozioni classiche di figura? Ecco, il drill a quanto pare è rap che viene meno la definizione di quattro quarti senza per questo abbandonare la definizione di ritmo. E chi ancora si nasconde dietro un dito alludendo alla sterile accusa che Tedua non sappia andare a tempo forse sta rivelando esattamente l’opposto, di non essere egli stesso capace di stare a passo coi tempi.

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