07/06/2017

Smarrisce gli ombrelli, odia i tuttologi, si innamora di ballerine di burlesque, passa il tempo a osservare la fauna che ama radunarsi tra le comodità degli autobus urbani. Tizio Bononcini conduce una vita alquanto movimentata, fare i conti con un po’ di disordine è il minimo, quasi una conseguenza logica. Ma si tratta di un disordine organizzato, di un caos folle dotato di un perché, di un proprio rigore, di un suo criterio.

Bononcini si diverte, e questo è il punto di partenza. A descrivere i suoi personaggi coloriti e stralunati, a non prendersi sul serio, a costruire storie surreali, ironiche, spensierate come buona parte dei suo testi (“Io cassaintegrato, tu sei ancora malpagata, c’ho la madre che è esodata e il gatto mangia l’insalata”, recita “Chiuso nel traffico”). Il cantautore bolognese si aiuta giocando con lo swing e con il jazz, accarezzando atmosfere jazzy, permettendosi un giro di tango, affidandosi per un breve attimo al reggae se non alla tradizione (“Sant’Antonio abate”). Con l’obiettivo di irrorare teatralità, ironia, persino un pizzico di malinconia.

“Non fare caso al disordine”, il secondo lavoro discografico firmato da Tizio Bononcini, è la conferma di come si possa scrivere dieci canzoni leggere ma non superficiali, scritte senza cadere nella banalità o nei luoghi comuni. Il suono dell’album è vivace e brillante: il pianoforte, il sax, le percussioni, oltre a tutto il resto (compresi un paio di cori dal sapore decisamente vintage), si muovono bene e sanno in quale direzione dirigersi, incasellati come sono in arrangiamenti curati e brillanti, mai lasciati al caso. C’è un po’ di Sergio Caputo di inizio carriera (specie all’interno di “La ballerina di burlesque”) qui in mezzo, c’è soprattutto il desiderio di sorprendere con una forza espressiva e un song writing incisivo, vera a propria forza di un disco da ascoltare con un cocktail ghiacciato tra le mani.

 

 

Tracklist

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