06/02/2017

Il bosco racchiude molte storie: un po’ fatate, favole di magia semplice che, se ci credi, può soltanto migliorarti l’umore, può apparire il sorriso che è tregua temporanea e necessaria. Scivolare nelle visioni fantastiche e surreali di Lucio Corsi è proprio come attraversare quel bosco, fermarsi un poco e osservare una fauna che incrocia miti e leggende per diventare protagonista di racconti bizzarri, puri, di una leggerezza che ha un suo peso, una trama delicata ma fitta.

Una Maremma stralunata e luccicante di piccoli sogni ospita un cantastorie silvestre che, con voce dritta e sicura, ti convince dell’esistenza di lepri sulla luna e mazzi di istrici al posto dei fiori, di un movimento punk nella foresta e che i cinghiali sono poesia: e la poesia è la chiave di ogni brano, una scrittura densa di parole, esatta nel suo intrecciarsi tra ciò che è vero e ciò che non lo è fino a cancellare il confine tra realtà e fantasia. Perché quel che conta è sedersi e ascoltare, magari affacciati alla finestra quando fa buio, e immaginare, oltre le luci dei lampioni, un musical dove animali selvatici danzano e compiono avventure mirabolanti, si incontrano per un giro di valzer o per condividere aneddoti, eroi di una natura spesso dimenticata.

La cifra stilistica di Corsi è chiara, pulita, sorprendente nel suo modo di esporre, come quei tipi al bar che raccolgono intorno a sé un crocchio pronto a lasciarsi travolgere da un fiume di meraviglia, come un bambino che sussurra dolcemente la sua verità, quella che soltanto lui conosce, verità spolverate di incanto, possibili in mille altri universi, e se esistono non si sa.
Il suo tratto esemplare parte da una fluente marcia verbale sostenuta da una chitarra acustica, che lascia entrare poi gli altri strumenti in un arrangiamento che accompagna ogni frase tenendola al caldo, avvolgendola con cura. Ogni brano è un pezzetto di cielo, una briciola di autunno, un morso di tramonto. Le qualità già evidenti nel suo esordio qui acquistano forza e spessore, e l’idea di un concept bestiale ha il fascino essenziale di una perla che conquista al primo ascolto, tra civette condannate a tristi presagi, capaci di illuminare la notte col chiarore inquieto degli occhi, volpi che mangiano i gelati lasciati dai bambini e bocche di lupo pronte a salvarci in ogni momento.

E mentre le lucertole stringono un patto con le case di pietra per garantirsi il tepore del sole, l’upupa s’alza in volo come una regina, un po’ punk e un po’ zebra, e non rimane che allontanarsi dai fumi e dall’asfalto, camminare tra gli alberi col rumore delle foglie e della terra sotto ai piedi, trovare un posticino comodo e chiudere gli occhi per immaginare lo spettacolo raccontato in “Bestiario musicale”. In fondo, il bosco racchiude molte storie: reali oppure no, che importa, quel che conta è la tregua, la sorpresa e il fiume di meraviglia.

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La recensione Lucio Corsi - Recensione - Bestiario Musicale di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 22/08/2019

Commenti (6)

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  • hwalsh2 06/02/2017 ore 17:06 @hwalsh2

    Mi fa venire in mente sopratutto la colonna sonora di Una fuga d'amore (Moonrise Kingdom) con la music di Alexndre Desplat che ha anche citato Benjamin Britten e Leonard Bernstein. In particolare, "The young person's guide to the Orchestra" di Bernstein prende un pezzo come se fosse una foresta pieno di strumenti-animali, poi lo smonta e lo spiega strumento per strumento, animale per animale. Nel contesto del film e di Desplat, diventa un analogia fortissima della foresta in cui il film si svolge. Per questo disco Corsi usa alcune parole narrativi ma senza la struttura rigida di Bernstein, e cio' crea- anche per le harmonie e le contromelodie intrecciate ma sempre distinte, nette- un bestiario piu' poetico che educativo. Mi e' piaciuto un sacco :)

  • max10 09/02/2017 ore 17:22 @max10

    Andrew Bird?

  • OSCARDUIZ 23/02/2017 ore 10:36 @OSCARDUIZ

    Il disco di Lucio Corsi è carino, molto particolare ed ha dei testi interessanti ed originali. Quello che manca secondo me è una ritmica (batteria contrabbasso e/o percussioni) che impreziosisca il progetto. In generale mi sembra ci sia un uso eccessivo di riverberi (non so se dipende dalla qualità dei file caricati) ma è una questione di gusti. La voce di Lucio è cantautoriale, quasi narrante, ma non convince del tutto anche perchè ho l'impressione che il canto non sia il suo mestiere. Nel complesso è un' idea simpatica a cui manca però un po' di brio.

  • MKGaruda 06/03/2017 ore 02:43 @MKGaruda

    Che bellezza, un po' di respiro e freschezza ci voleva dopo mesi di scuola romana spammata in giro. Ecco, questa è musica nuova da promuovere.

  • Andrea Casale 17/01/2018 ore 10:29 @andreacasale

    Questo è veramente un bel disco cantautorale. Ho visto dal vivo Lucio Corsi a Parma che apriva a Brunori Sas, veramente una bellissima esibizione.

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