11/04/2017

Come se ci trovassimo nel posto più freddo del mondo e, a guidarci, una chitarra acustica che segna la strada, accompagnata da un pianoforte dolcissimo come neve di primavera, da archi eterei che spingono con veemenza su tutti gli errori commessi. La voce di Hibou Moyen ovvero Giacomo Radi si poggia lieve sulle galassie impalpabili generate dalla musica, e pur leggera scava nel profondo di paesaggi interiori che rispecchiano appieno il freddo tutt’intorno.

Il folk che guarda verso nord, intriso di panorami tra il bianco e il blu, si fonde con uno spirito cantautorale che non si limita a esprimere tutto ciò che si porta dentro, ma lo fa con un senso estetico di poetica eleganza, e l’amore irrisolto è un oceano di sensazioni concentrate in un corpo piccolo, la malinconia è il suo eco, la musica il suo sfogo. Tra ballate di ineluttabile tristezza, cavalcate sognanti sostenute da chitarre elettriche e sottili squarci di sole disegnati da una sezione ritmica che prorompe solo quando è il momento di rimboccarsi le maniche per reagire, un brano dopo l’altro prende forma un lavoro di ineccepibile equilibrio.

Prodotto da Umberto Maria Giardini, presente anche come musicista, e come faro, visto le forti affinità di questo album col sound dell’artista, “Fin dove non si tocca” è una perlina luccicante, un lampo d’argento, un acquerello dalle tinte tenui e raffinate. Un racconto intimo e misurato di oceani infiniti racchiusi in un corpo che tenta di scaldarsi, nel posto più freddo del mondo.

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La recensione hiboumoyen - Recensione - Fin dove non si tocca di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

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