27/02/2005

Ciò che salta immediatamente "agli occhi" nell’ascoltare i Cenere è la cura riservata alle parole.

E sono proprio i testi il punto di forza del gruppo. A volte provocatori, come in Geopsiche: "ho la vaga sensazione di esser sterile/ perché il coito interrotto funziona sempre […] oggi ho fatto un parcheggio pornografico/ quanta gioia nel veder bloccato il traffico […] sai è primavera e ho voglia di rapporti a tre". Altre volte estremamente sentimentali, come in Dove mi perdo: "rimani sopra di me/ deserto è la tua pelle/ tu… sei dove mi perdo/ la gioia di averti qui/ mi porta a respirare/ tu… sei dove mi perdo".

Tutto questo ci porta con la mente a manifestazioni di ricercatezza lessicale ben più note: dagli Afterhours di Manuel Agnelli ai Marlene Kuntz di Cristiano Godano.

Dunque, si tratta dell’ennesimo tentativo di emulazione o al contrario i Cenere esprimono una naturale inclinazione alla cura del linguaggio? Premiarli per il lodevole intento o biasimarli per le imperfezioni e le tracce di immaturità?

A prescindere da ciò all’interno di Non c’è niente da vedere compaiono tracce di diverso valore: l’album si presenta disomogeneo, con i pezzi migliori nella parte iniziale e quelli meno apprezzabili in coda. Fra i primi Geopsiche, anni: luce e Modena è una pietra sullo sterno, dove sembra di sentire un quasi- Manuel Agnelli in Milano circonvallazione esterna. Esemplificativo della seconda categoria di brani è invece proprio l’ultimo: Acre

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La recensione Cenere - Recensione - Non c’è niente da vedere di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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