21/04/2017

C'era un disco bellissimo dei Mogwai che titolava "Hard rock will never die but you will": quanto mai una profezia azzeccata. La musica dura, cruda, violenta è stata destinata all'eternità dal momento in cui Tony Iommi mise le mani per la prima volta su di una chitarra. In questo caso in particolare si parla di stoner, non di hard rock, ma c'è sempre spazio in quest'ambito per trovare un bel disco, sia vecchio che nuovo. È proprio il caso di questo "The Man With One Ear" di Crampo Eighteen. Nino Colaianni, questo il vero nome del nostro artista, non è nuovo allo scenario stoner-psych avendo militato già per anni (1992-2000) nella band underground That's all Folks. Ci troviamo di fronte ad un lavoro sperimentale, sognante e pensato. Le prime "The Man with One Ear" e "Searching for the Blues" aprono le danze in chiaro stile stoner, ma con una nota stranissima, che sta negli arrangiamenti e soprattutto nel modo in cui il disco è stato registrato dallo stesso Colaianni: ovattato, cupo tanto che sembra sia stato ripreso sott'acqua. Il cantato di Colaianni è la variante più oscura in quest'ensemble e rende il tutto interessante dai primissimi minuti. "For My Dandelion" sposta il tiro di qualche metro; ballata acustica di chiaro stampo anni '90 con note goth-western che ci trasporta fra lande desolate e deserti emotivi con tanta chiarezza che potremmo quasi dipingere questa canzone. Fra chiare influenze come Kyuss, Blue Cheer e Hawkwind, questo disco brucia di una propria identità mettendosi in mostra proprio per la bellezza e l'originalità. Arriviamo così all'emblematica "That's all Folks is dead" che è la cannonata di questo lavoro. Ritmi serrati, potenti, riff graffianti e incisivi la rendano una cavalcata spettacolare. "SunChild" chiude tutto in un vortice di atmosfere rarefatte, quasi liquide. 

Un disco bello e importante questo "The Man With One Ear"; non che si sottovalutasse il potenziale di un artista come Colaianni che ormai è in giro da un po' e che durante la sua carriera nei Thats all Folks ha collaborato con gruppi di culto come i Nebula ex Fu Manchu. Un lavoro Difficilmente può arrivare a tutte le tipologie di ascoltatore ma sicuramente rappresenta una perla rara per ogni amante del genere.

 

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