02/05/2017

Un cammino fluido e luccicante tra piccoli specchi che riflettono trip-hop, saliscendi elettronici che portano dal tormento alle stelle, e due voci, uomo/donna, che si posano su ogni specchio per creare giochi di luce. Il primo album degli Slowtide è un regno magico di sussurri ed etereo, dove incontrarsi per raccontare segreti tra pareti sintetiche, dove sciogliere il pop in onirici abbracci che rimangono sospesi nel sonno, e nei desideri. Tra vapori dreamy e soluzioni più essenziali, tra perline di chitarra che scivolano su pavimenti di morbidi effetti, “Slowtide” si muove sinuoso in modo continuo, senza spezzare mai la linea elegante dei suoi passi, e ogni brano è una sfumatura d’intenti che va a comporre un risultato finale davvero omogeneo e convincente.

Atmosfere che si fanno rarefatte per poi tornare a correre più veloci e concrete, lo sguardo profondo che taglia coi suoi beat prima di trasformarsi in cielo, in sottile dolcezza, l’attitudine di ogni canzone che cerca una via melodica sfiorando anche la rock ballad, ma fedele a un’idea precisa di compostezza minimale: questo disco è proprio il cammino fluido e luccicante di un’idea, è una valida partenza sulla quale costruire passaggi più solidi per conquistare la maturità, e un’identità più spiccata che sono certa ci sia, ma deve ruggire molto più forte.

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La recensione Slowtide - Recensione - Slowtide di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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