21/04/2017

Quello de Il Vuoto Elettrico è un disco acido, dove in mancanza d’aria si respira il vuoto e l’inquietudine. Ascoltare “Traum” è attraversare una casa, stanza per stanza: lungo le pareti scorre il tempo e sul pavimento brillano disperati i percorsi della vita. La voce, sospesa tra esasperato recitativo, sussurro dolente e grido di effimera salvezza, è il perno attorno al quale girano i riff nervosi di chitarre schiumanti, è il chiodo che fissa al muro ritmiche noise e frantuma i sogni.

Ci sono memorie newyorkesi, sapori d’un alternative d’antan, i resti del post-punk privato di ogni ammiccamento vagamente melodico, e tutto si mescola con un mood malato che mantiene la tensione costante brano dopo brano. Un album disturbante, asfittico, pieno di vertigini e scale che non sai bene se salire o scendere, carico di energie che cercano vie di fuga per non esplodere, e la sensazione primaria è proprio questa: essere sempre a un passo da una potentissima deflagrazione, e tentare di fare respiri più profondi perché non accada.

Prodotto da Xabier Iriondo, “Traum” è il luogo dove le distorsioni e gli approcci sintetici si incontrano con batterie tachicardiche, dove il rumore è un’ossessione e i racconti non hanno mai un lieto fine, mentre le cose inevitabilmente succedono, tra le pareti del nostro tempo.

Commenti (1)

  • indienick 26/04/2017 ore 15:24 @indienick

    mi piace questo gruppo complimenti

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