11/02/2005

Difficile non farsi conquistare dall’ultima fatica dei Travolta. Difficile, se vi piacciono il rock’n’roll festaiolo da college, l’attitudine pop in brani pieni di adrenalina, urletti animaleschi che rimandano dritti agli Stones di “Miss you”, passando per un improbabile percorso che tocca anche i Tre allegri ragazzi morti de “Le origini”, dandone una versione più timida e gentile.

Francamente la recensione potrebbe finire qui. Esortando a comprare questo bel cd di Macaco Records. E invece no. C’è da dire che il quartetto veneziano affina le sue armi, giungendo a una definizione migliore del proprio suono, finalmente molto simile a quello che sfodera dal vivo. C’è da dire che Alberto Cozzi, frontman adorabilmente impacciato, affina le proprie capacità di scrittura sfoderando sei canzoni r’n’r che lasciano ammirati per capacità di coinvolgimento e cantabilità melodica. C’è da dire che la macchina ritmica dei Travolta procede senza pose, innalzando riff, ora di tastiera, ora di chitarra, che corrono dritti alla spina dorsale. Ok, lo ammetto: sono diventato un fan dei Travolta. Mi chiedo come si fa a non esserlo. E la cosa che mi piace di più è che sull’ordigno da divertimento che è la loro musica, i Travolta ci schiaffano testi di piccole storie quotidiane, di rapporti uomo-donna amabilmente da nerd, con frasi prese dritte dritte dal parlato comune, piene di candore adolescenziale anche e soprattutto nel toccare gli aspetti più fisici del sesso.

Un disco che sfiora il primascelta. E il solo motivo per cui non lo do è la scelta di dilatare i tempi dell’ingresso di cantato e ritornello. Scelta che non toglie affatto godibilità, anzi: io godo come un cammello ascoltando questo disco. Ma forse pregiudica ai Travolta la possibilità di ricevere quell’attenzione che meriterebbero perfino dalle major, tanto la loro musica è universale. Visto che il circuito indie per il momento non gli riserva le dovute attenzioni, io mi farei furbo, al posto loro. In fondo, il r’n’r è o non è una grande truffa?

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