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album ConTradizione - Municipale Balcanica

recensione Municipale Balcanica ConTradizione

2003 - Jazz, Folk, Etnico

RECENSIONE
14/02/2005

Ogni tanto a Rockit non arrivano solo cd rock/post-rock che guardano alla tradizione americana o britannica e che si infilano sul filone clone del clone del clone. C’è chi si volge ad oriente. Saranno stati la grandezza ed il fascino di Bregovic, sarà stata la curiosità di qualcosa di diverso (e pure molto!) o sarà stata una sorta di “affinità elettiva”, fatto sta che questo gruppo di ragazzi s’è tirato su le maniche ed è andato a frugare in terra slava per cercare i semi di una musica che germoglia in un mondo da noi ignorato.

Io per prima mi trovo in difficoltà a trasmettervi cosa c’è in questo supporto. Moni Ovadia, attore di teatro nonché eccelso interprete di musica klezmer, in un passo della sua biografia fa notare che “L’Occidente ha portato la musica a risultati straordinari, ma ha anche perso qualcosa. La cantabilità originale, quel suono-lamento che ti lega all’emozione, quel modo tutto orientale di girare sulla parola, intorno alla stessa sillaba, quel ripeterla mille volte, quel riprenderla da metà.” (pag 53, Moni Ovadia, Speriamo che tenga, Mondadori, 1998, pagg. 235)
Non c’è molto di cantato in queste nove tracce dell’ensemble pugliese, ma è anche vero che esistono strumenti che hanno un timbro molto vicino alla voce umana tanto da confondersi con questa: il violino ed alcuni fiati, per esempio.

Non c’è nemmeno il violino tzigano a straziarci con le sue note. Cosa c’è allora? Ottoni, percussioni, una fisarmonica, un basso elettrico, una chitarra acustica. Non mancano gli strumenti ricercati: dall’aborigeno didgeridoo alla più di casa tammorra passando per la mediterranea darabuka. Raramente si scorgono passaggi vicini alla cultura occidentale, più spesso la band(a) lascia che i suoni si rincorrano l’un l’altro o si facciano da contrappunto fino a trovare il momento in cui esplodere insieme creando un forte che nel nostro rock non trova paragoni. Certo, c’è il lamento di cui parlava il grande Ovadia, ma soprattutto c’è l’energia corale tipica della musica folcloristica che si mostra malinconica per un breve momento, poi si butta subito nella mischia e balla.

Tracklist

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