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album Sei felice? - Aeroplanitaliani

recensione Aeroplanitaliani Sei felice?

Uaz records / Sugar Music / Universal 2005 - Hip-Hop, Elettronico, Drum & Bass

RECENSIONE
01/03/2005 di Jack Nessuno

Sei felice? Si beh dai, insomma ok. Cioè, sto contento si. Proprio proprio felice non so, però ci sto dentro.

Più o meno è questa l’impressione data dal nuovo lavoro degli Aeroplanitaliani: 10 tracce di cui 6 inedite e 4 cover. Leggendo i titoli noti in tracklist, si palesa un ritorno al passato. Gli Aeroplani ricantano infatti “Maestro della voce”, scritta dalla PFM mentre Di Cioccio faceva lo scemotto insieme ad Abatantuono, la celebre “Canzone d’amore” delle Orme ed una “Vicious”, nata dalla collaborazione tra Lou Reed ed il Bowie pre Berlino, qui ricostruita ai freddi sintetizzatori dell’epoca Virtual Analogue.

Un flashback quindi, spezzato dalla scelta di reinterpretare anche “The blower’s daughter” di Damien Rice, autore comunque non di certo contemporaneo nella ricerca estetica.

Dopo un primo ascolto veloce, spicca “I’m not cool” cantata da Martina Steel, non tanto poichè traccia migliore del disco, risulta piuttosto strano che gente come Roberto Vernetti, tra i pochi autori / produttori italiani in passato abbastanza coraggiosi da tendere ad Albione orecchio e dito indice, mandi oggi letteralmente a fare in culo l’Inghilterra ed il suo mercato discografico.

In effetti un disco del genere, con i suoi arrangiamenti pulitini, non avrebbe un grosso successo in Regno Unito, sebbene stiano tornando alla ribalta le fredde sonorità anni ’80.

Riascoltando meglio, spiccano definitivamente il pop tastieristico di “Sei felice ?” spezzato da cori gospel, “Unioni Fragili”, un R&B elettronico reminiscente di ciò che furono Artful Dodger con Craig David ed “Immagine”, impreziosita da un’interpretazione da “non cantante”, come poteva solo Ivan Segreto. Forse il pezzo più emozionante di un album piacevole ed intelligentemente popular, fatto di arrangiamenti archistici che strizzano l’occhio a Sanremo ma anche da una buona dose di obliquità; sebbene da un Alessio Bertallot, in grado di proporre Lassigue Benthaus su di un network come radio Deejay, mi aspettavo più sporcizia, marciume evidente e scelte più coraggiose. Ma così sarebbero stati troppo cool.

Tracklist

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