21/04/2017

Si chiama “Incipit”, il primo ep di Birø, per un motivo molto semplice: è l'inizio di una storia.
Questa storia comincia con un beat elettronico che pulsa indeciso, irregolare, come il cuore impanicato di un ragazzo che ha appena provato una sostanza stupefacente e sta perdendo il controllo e forse non è come se l'immaginava, o comunque non è che gli piaccia molto questo scollamento dalla realtà che lo fa sentire sfocato, prigioniero, confuso e solo, perso nelle luci e nell'ansia. Poi il ragazzo si inoltra nella giungla urbana, che somiglia così tanto a una vera foresta, minacciosa, popolata da “Lupi” che si muovono in branchi seguendo un ritmo cupo e tribale.

Ma la notte è anche il tempo giusto per innamorarsi, o almeno invaghirsi, e immaginarsi una storia travolgente degna di James Dean e Grace Kelly: sulle note di un frizzante synth-pop, fra citazioni di “Casablanca”, “Star Wars”, Hitchcock, “Come nei film” alleggerisce il tono prima della rassegnata e gelida riflessione sui tempi moderni della minimalista “Invernø” (“come abbiamo fatto a ritrovarci a questo punto, in corsa agli armamenti nella lotta a chi è più furbo, cercando differenze più che punti di contatto, pronti a allontanarci e non a ricucir lo strappo”) e prima del ritorno a casa, in un disordine interiore ed esteriore - “fogli scritti corretti strappati scagliati da qualche parte in mezzo al mio disordine” - che si riflette anche in una base inquieta, un movimento a onde di synth nervosi che riaccendono lo stato ansioso da cui era iniziato tutto: “è che cresco e non mi sento più granché a mio agio con me, vorrei fosse più semplice addormentarmi come fanno gli altri, come fanno tutti ,chiudere gli occhi e poi riposarmi”.
Ora, dopo l'incipit, non resta che aspettare quello che succederà, e che musica suonerà, quando farà giorno.

Tracklist

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