Arnoux/Montroe Montroe 2017 - Sperimentale, Psichedelia, Elettronica

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Perdersi nel giardino musicale di Arnoux: esperienza da provare tra il fascinoso e l'incanto della musica ambient ed elettronica.

Esistono certi passaggi, certe visuali, all'interno di giardini così tanto verdi quanto curatissimi e incantevoli che una volta oltrepassati è come se conducessero in un terreno diverso, in un nuovo luogo precedentemente sconosciuto. Lì, tra i canti degli uccelli di "Upward" e un grigio pomeriggio, la melodia di "A Pass Through The Woods" e l'aria immobile e umida si modellerà una nuova forma mentis per il visitatore e protagonista; trasportato fuori dunque dalla precedente dimensione sarà accompagnato e condotto dalla sola musica ambient ed elettronica.

Si sta viaggiando, senza saperlo, attraverso il giardino di Arnoux. Ognuna delle dieci canzoni dell'ultimo album di Fabio Arnosti infatti rappresenta un passaggio tra siepi, immaginazioni di cultura orientale, rivoli che scorrono fuori dal tempo ed ansia da beat di cassa irregolare, a volte disturbato.

Le trattazioni stilistiche diversificate sono state da sempre presenti nella forma mentis di Arnoux. I frequentatori abituali del suo giardino di casa, o del suo studio di registrazione, ascoltatori dei suoi predenti lavori sanno bene che folk ed indietronica, big e breakbeat furono tra i protagonisti della precedente trilogia di ep "The Magic Of L'Amour", "Makes Wonders" e "Dans Le Living". In "Montroe" però questa tendenza è anche spinta fin troppo all'apice. Esasperata quanto lo scenario distaccante descritto necessita. Oltre a quanto già detto, infatti, è facile ritrovarsi ad esempio tra le mani il rumorismo di "Messiah/Missile" oppure l'acid breaks di "Cold New Morning": una nuova mattinata fredda. È questo il prezzo da pagare, l'atmosfera da sopportare, se ci si lascia prendere la mano (anzi la mente) dalla musica di Arnoux e dal suo giardino adornato all'inverosimile di vasellame decorato con lo kintsugi (la cui omonima traccia e la più intrigante e riuscita di "Montroe"). Il problema sarà allora capire come poter ritornare alla propria dimensione, quella precedente, posseduta davanti alla staccionata del fascinoso giardino. Sempre se a qualcuno interessi di farlo, sempre se ne esista la musica adatta.

 

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La recensione Montroe di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-06-12 00:00:00

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