20/06/2017

I Volcano Heat catturati dall’energia garage anni ’60, si lanciano in pezzi rock'n'roll in chiave indie rock sprigionando sin dall’apertura il sunto perfetto del disco.

“The Way I Am” e “Return to Splendor” come in un torrente in piena, dagli Who ai Mansun viaggiano sulla scia della scuola britpop andando a lambire la svolta proto-punk degli Stooges, anticipando le tracce conclusive dell'album "Black Mood Swings".
Voci e cori trovano più ricorrenze nelle corde dei Supergrass, così come l'ispirazione dal progetto solista di Miles Kane, in un connubio ben riuscito di “Feeding the Crow”, dove la band allenta la presa sul muro di chitarre, a favore di revival più kinksiani e arrangiamenti più raffinati.

Da alcuni brani meno incisivi, il gruppo torna a ruggire con “Someone Else”, mettendo per un momento da parte la dinamicità che li ha contraddistinti sinora, lasciando spazio ad un ritornello più accattivante, concepito per dare un tocco di epicità in più all già consolidata attitudine rock dell’album. La dirompenza di “Destroyer” ancora più lontana dai canoni del sound british, prende il largo sui confini dell'hard rock, seguita a sua volta dall’implacabilità di “People”, capace di forzare voce e ritmiche riportando velatamente in scena gli albori della scena di Detroit.

“Twilight” è un improvviso viaggio nel deserto americano, sulle inconfondibili note di una simil steel guitar degna del cult movie Paris, Texas, per un’operazione più a se stante rispetto alla linearità dell'album, di per sé scorrevole, ben eseguito e mai troppo autoreferenziale.

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