02/08/2017

Sophie vive in una grande casa e ama starsene nelle sue stanze ad ascoltare musica. Ogni stanza è il riflesso del suo umore: la malinconia arriva sempre in quella più piccola, a suon di jazz o soul in base al vento tra gli alberi. A volte l’inquietudine è una trappola da rifuggire quando entra a passi svelti nella camera più fredda, sulle note rock di prepotenti rimuginii interiori. In altre occasioni i ricordi masticano melodie pop sotto una coperta infeltrita nella sua stanza prediletta. In ogni caso Sophie scrive di fantasie che feriscono, di storie dolci come caramelle, di ruvide tenerezze dal retrogusto cinico. E il racconto prende consistenza espressiva sull’impatto sonoro, così Sophie rinasce dal dissolversi di un’emozione, ogni volta.

Ci dice, in un finto dramma venato di R&B, che la sua vita è “Senza scrupoli”, una questione di fortuna come nel monopoli, una neghittosa consistenza di intenti dove ignoranza, benevolenza, saccenza sono sullo stesso piano. Certe volte preferisce non vedere, limitandosi ad uno sguardo cinico sul mondo dove l’ironia, a pensarci bene, appare l’unica ricetta per non ammalarsi di noia (“Sicuro che non hai mai letto Freud?”): e nella camera l’atmosfera torna vivace e persuasiva, di incalzante presa sonora. Poi le pagine di diario si fanno più intimiste in confessionali di sentimenti mal corrisposti (“Per dirti come”), fino a giocare con la scrittura come unico rimedio capace di dimenticare il fallimento e di sognare su sonorità spedite, contente (“Dante”). Il dubbio non aiuta a stemperare l’inquietudine e strappa riflessioni vaporose in forma pop (“Ancora non so”), giungendo a rincorrere la giustizia per affermare la propria verità tra suggestioni pirandelliane e ironia (“L’Avvocato e il barbiere”). Verso sera scende la commozione e le armonie sognanti anticipano la notte (“Lia e la sua giostra”, “Frammenti adorabili”, “Portami”). “L’ora della festa” è l’inizio di un nuovo giorno.

Sophie si guarda allo specchio e pensa a quante canzoni e storie potrebbero nascere oggi nelle sue stanze. Ma sa perfettamente che non sarà lei a cantare, qualcun altro lo farà al suo posto per farsi ascoltare da tutti. 

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