14/06/2017

La musica ska nella Penisola sta vivendo attualmente un periodo di riflusso. Molte delle band dedite al filone punk e caciarone sono ormai cadute fuori moda ed altre obiettivamente prive di spessore artistico rispuntano d’estate per esibirsi in qualche sagra di paese. Resistono però rare oasi di qualità e valore sparse tra Torino ed il Salento, passando per Milano, Roma ed il Friuli. Bologna è una garanzia in quest’ultimo senso, quasi una roccaforte tanto di buon gusto quanto di genuinità.
Nel capoluogo emiliano, infatti, la scena ska e, allargando soltanto un po’ la prospettiva, rhythm’n’blues sono radicate e seguitissime, intrecciandosi spesso tra di esse, animate da organizzatori audaci, ballerini entusiasti, dj esperti ed anche semplici ascoltatori che apprezzano il calore delle serate.
Proprio in questo vivace e colorato underground da due anni si stanno facendo apprezzare Le Birrette, una band per vari motivi più unica che rara nel panorama non solo italiano e non solo del genere: prima di tutto perché è composta da sole donne, dieci per la precisione (dieci!: batteria, basso, chitarra, tastiera, sax baritono, sax contralto, flauto traverso, voce solista e due coriste), alcune veterane del giro ed altre alla prima esperienza su un palco, e poi perché propongono un repertorio ricercatissimo e tanto autentico da sfiorare la filologia, fortemente ispirato dalle little big band del jazz giamaicano, Skatalites su tutte, e dai gruppi vocali che infuocavano la piccola isola caraibica degli anni ’60, Gaylads, Wailers, Techniques e Maytals, per citare solo quelli l’eco del cui nome supera la ristretta cerchia di odierni appassionati.
Tutto il fascino ed il potenziale del combo sono svelati dal 45 giri d’esordio, registrato, come da scuola giamaicana, in presa diretta ed in mono: il lato A propone un pezzo autografo, “Mr. A”, pienamente iscritto nella tradizione di riferimento, un serrato ska addolcito da deliziose armonie vocali nello stile della gloriosa Studio One Records; mentre il lato B è un caldo roots reggae, “Blue Skies”, inusuale mash-up tra il tema di “Satta Massagana” degli Abyssinians ed, appunto, la rilettura della “Blue Skies” swing portata al successo da Ella Fitzgerald.
Il talento e la personalità in gioco sono notevoli ed il prodotto finale pulsa di sentimento e freschezza, non riducendosi a semplice omaggio al mito, per quanto di nicchia. Per cui da parte nostra grande è la curiosità circa il cammino futuro di un gruppo che già all’esordio si è saputo presentare come una delle migliori espressioni italiane del genere.

Tracklist

00:00
 
00:00

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati