Macno A Pochi Passi Da Qui 2005 - Rock, Indie, Alternativo

A Pochi Passi Da Qui precedente precedente

"A Pochi Passi Da Qui" è l’album d’esordio dei Macno che rivela esplicitamente la sua musa rock, dura e implacabile. Chitarre, basso, batteria e voce. Punto. Con una complicità efficace e costante. Il suono è studiato, marcato, sul claustrofobico. Ritmiche battagliere. Chitarre meravigliosamente stressate, chitarre col “wah”, o ricamate, o new-wave. Una voce potente come quella di Paul Banks degli Interpol, che si sforza, impetuosa e corposa. E vibrante di qualcosa come dolore, rassegnazione. Lettere contratte, trascinate e prolungate come il sangue succhiato da una siringa. Melodie autonome che all’aria diventano cemento e si stampano a terra.

Al primo ascolto si rischia di non capire nulla. Come per "Catartica" dei Marlene Kuntz. Perché hanno uno stile preciso e intransigente, un carattere quasi risolto, da gustare e digerire. Molto riservati e convinti, meravigliosamente duri nel proporsi, non lascian fiato. Ma se si prende confidenza, si legge tra le righe una sorta di Touch me i’m sick, e infettano. A partire dalla sesta traccia "Madre di ogni mio desiderio", così decadente e naif. Dal pavimento si alza un fumo nero, anzi noir, e le pareti si tingono di depressione acida, guardo fuori e vedo un pallido pungente innaturale sole norvegese. E fissando il prato ingannevole, a pochi passi da qui, non posso fare a meno di pensare a qualcosa che probabilmente si è incastrato nella testa: alcuni versi che rimangono scolpiti e risuonano, distorti e caricati dalla voce rapace (“Non ho niente da dire a nessuno”, “Impassibile subirò, prendimi le occasioni passano noi restiamo qua”, “Corrotti da uno spasimo tangibile in un attimo”, “Ho fatto un sogno e si è avverato dieci volte, che ti piaccia o no”, “Lo so , non è quello che avresti voluto”, “Eppure precipita lascia di sasso”) . E nelle raffiche d’emozioni fa’ capolino l’idea che il segreto dei Macno sia a pochi passi da qui.

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La recensione A Pochi Passi Da Qui di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-06-30 00:00:00

COMMENTI (3)

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  • utente0 15 anni Rispondi

    "Al primo ascolto si rischia di non capire nulla. Come per "Catartica" dei Marlene Kuntz."


    Brava Claudia, a me è successa la stessa cosa.
    Me ne parlava benissimo un caro amico fidato ma io non ci trovavo niente di straordinario. Bravi, ma niente de che.
    Ora grazie anche alla tua recensione lo sto riascoltando spesso, è un disco strano,ha qualcosa di magnetico...
    Andrà a finire che me lo piglierò originale....

  • corbijn 15 anni Rispondi

    Questo è uno dei cd che ho ascoltato di più l'anno scorso e Rockit è uno dei portali che seguo più spesso, eppure, non ci avevo mai fatto caso che ancora non l'avevate recensito....
    Maledetta cannabis!!! :)

    Bella rece, tra l'altro.

  • zidima 15 anni Rispondi

    un disco di qualità meritava una recensione di qualità
    meno male..
    :[