07/09/2017

Vengono in mente molte idee ascoltando il terzo lavoro di Davide Selleri, in arte Olden, a partire proprio dal titolo “Ci hanno fregato tutto”. Sembra che l’autore voglia raccontare a chi lo ascolta di tutta la rabbia che è venuta fuori guardando il mondo che lo/ci circonda.

Prodotto da Beta Produzioni/Marte Label, il disco alterna un suono rock a melodie adatte a ballate malinconiche ma mai depresse. I testi molto curati, cantati da una voce leggermente graffiata, raccontano un mondo "stronzo" che non però non sconfigge. Infatti, mentre la seconda produzione era decisamente più intimista, in “Ci hanno fregato tutto” è presente il cinismo di chi ha vissuto con molti ideali e sogni nel cassetto che ha visto sfasciarsi, ma che ha deciso di costruirne di nuovi e, guardandosi intorno, ha iniziato il viaggio.

In “Non ci credo” parla direttamente all’ascoltatore, con l’obiettivo di levare e levarsi la maschera per iniziare un dialogo diretto, duro e onesto, perché solo in questo modo è possibile affrontare i propri peccati. Nel brano che da il titolo all'album viene fuori il pensiero cardine della produzione, il rapporto con crescere e nel tempo disilludersi; urlarlo e cantarlo è proprio punto di partenza per ritrovare quell’innocenza che è rappresentata anche dal bambino a fine canzone.

In “La festa dell’indipendenza” e “Gianni” viene fuori tutta l’ironia di Olden con una prospettiva critica per il mondo che ci circonda e ruota intorno alla musica e non solo. La rabbia cede il posto alla malinconia in “Pianeta Rosso”, a mio avviso la più toccante del disco nella quale Olden si confronta con un “amore che non posso”, nel quale non è possibile vivere a pieno e godersi quei momenti, che ormai sembrano lontani; l'idea che viene ripresa molto bene anche in “Vacanza Breve” con “la nostra gioia è una speranza breve, è quello che fa il sole con la neve”.

Un disco maturo, carico e pieno di prospettive per quest'autore che ha trovato un modo diretto per raccontare ciò che lo circonda.

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