16/06/2017

"Un liquido entra in ebollizione nel momento in cui la sua tensione di vapore eguaglia la pressione atmosferica". Si sa, il linguaggio della chimica è per certi aspetti un linguaggio meraviglioso perché anche per descrivere fenomeni apparentemente semplici e che non avrebbero bisogno di spiegazioni, come appunto un liquido che bolle, utilizza parola chiare e nette come colpi di uchigatana nel buio. E questa tensione di vapore che eguaglia la pressione atmosferica e dà vita a qualcosa di nuovo è la precisa sensazione che si prova nell'ascoltare il nuovo disco degli OLLA, band che torna, a distanza di due anni dal precedente "A Serious Talk", con "A Day of a Thousand Years" . Il gruppo di Torino in questo biennio è molto maturato e cambiato, verrebbe quasi da dire che abbia subito più di un processo di ebollizione: infatti gli spunti che erano semplicemente abbozzati nel primo album, ora si allargano e si espandono nell'aere.

L'inizio ad esempio, con la bellissima "The Quicksands", è un avvio di tutto rispetto: suoni rotondi, caldi e profondamente umani, voci che si rincorrono e si trovano alla meraviglia e un'atmosfera di completezza che pervade sin dalle prime note l'ascoltatore. Già perché se è vero che c'è stato un periodo, grosso modo tra il 2008 e il 2009. in cui credevamo che il cosiddetto nu-folk fosse destinato a conquistare il mondo (e il successo di artisti, pur tra mille differenze, quali i Fleet FoxesBon Iver, pare confermarlo), nell'album in questione gli OLLA riprendono il filo del discorso, inserendoci tutta la loro dose di struggente malinconia, di giusto hommage a quella meraviglia degli Yuppie Flu e, soprattutto, costruendo un discorso assolutamente personale.

Già il fattore personalità. Provate ad ascoltare la traccia seguente, la seconda, "Gimmie a Day" (da cui è stato tratto anche un bel video). La canzone si presenta come un raro esempio, non ci sentiamo troppo spaventati e arditi ad affermarlo, di produzione musicale ed artistica perfetta: ritornello pop, voci armonizzate e suadenti e quel mood tra il trasognato e il melanconico, molto ma molto personale, che non può non conquistarci tutti quanti. Certo, magari fuori c'è il sole, le giornate sono sempre più calde e uno ha la giusta voglia di spogliarsi dei chili di vestiti portati lungo tutto quest'inverno che sembrava non finire mai: però ci sarà sempre tempo e modo, magari all'ombra di qualche frasca galeotta oppure anche sotto la tettoia di un autogrill lungo l'autostrada, di prendere un attimo tutto per noi e ascoltare assoluti pezzi di bravura quali "Wonderland" o "Saved Again".

Ma forse la traccia che più lascia segni profondi nei nostri cuori di panna è la quinta canzone, "Live Visuals and Love”. Qui c'è tutto per far sì che il pezzo degli OLLA non ci abbandoni facilmente: dolcissimi accordi di pianoforte, soffici e fragranti come focaccia da sgranocchiare al mattino presto di ritorno da una notte brava, poi un'evoluzione più muscolare e quadrata, un po' come quando scatta l'ora dell'aperitivo, il momento ideale per gettarsi alle spalle le menate della giornata e infine arriva la tromba di Ramon Moro che ci fa favoleggiare (leggasi volare) per i possibili risvolti più che interessanti che la frizzante notte d'estate ci riserverà.

In fondo è lecito chiedersi se la chimica (e i chimici!) avrà o meno le proprie fottute vibrazioni sentimentali no? Niente di certo si sa in merito ma dopo l'ascolto di "A Day of a Thousand Years" siamo un po' più rincuorati sull'argomento. 

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