05/08/2017

Questo "Il mare dalla luna" della Banda RulliFrulli è un disco utile per capire il concetto di autorialità nella musica contemporanea. Già perché se da un lato un numero sempre maggiore di artisti gioca con la propria identità, ora camuffandola ora celandola, altri artisti o band scelgono una direzione completamente diversa, ovvero, alla stregua di Goethe, di "celarsi in piena luce". Questo è giustappunto il caso della Banda RulliFrulli, formazione allargata, allargatissima, composta com'è da 65 ragazzi dagli 8 ai 30 anni che, letteralmente, suonano ovunque e qualunque cosa. Nata da un'idea di Federico Alberghini come progetto sperimentale all'interno di una scuola musicale, oggi la Banda RulliFrulli si presenta con questo album fresco, ricco e perfettamente congeniato.

Lungi da triti sperimentalismi infatti "Il mare dalla luna" è un lp composto da grandi canzoni, anche pop e da ballare, alcune sognanti altre più pestate e ritmiche. Per esempio ottimamente prodotta e suonata è la seconda traccia, "Dove dorme la luna di giorno", canzone tra l'altro impreziosita da un testo davvero molto ispirato di Tommaso Cerasulo. Ma ecco che la discontinuità e l'eccezione è la regola in questo disco: per il secondo pezzo, dolce e delicato, ecco "Cinquanta urlanti", la terza traccia, un inno al groove suonato con Luca Mai.

Ma la qualità resta altissima con "Linea d'ombra" in cui Cristina Donà, Stefano Pilia e Daniele Rossi trasmettono all'ascoltare vera e propria magia su disco, dimostrando, ancora una volta, come la Banda RulliFrulli non è un qualcosa di improvvisato, ma un forte segno di personalità nella musica italiana. Per riallacciarci al discorso iniziale infatti, così come molti artisti mascherati o pseudo-misteriosi che sono saliti alla ribalta delle cronache hanno saputo di avere anche sostanza oltre alla forma/non forma ostentata, allo stesso modo la Banda RulliFrulli nella generalità e collettività del progetto riesce ad essere estramamente personalizzata e riconoscibile: ed è in grado pure di farci ballare sul ruvido asfalto in compagnia di Bob Corn in "Nobody Comes". 

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