11/09/2017

Alessandro Ragazzo è un giovane cantautore dalla faccia pulita, e lo sguardo che punta oltreoceano. Nel suo nuovo ep "New York" ci racconta un piccolo mondo di emozioni attraverso un pop melodico, che si sporca di rock e prova a trovare un equilibrio tra tradizione e modernità. I brani sono tutti emotivamente carichi, che si tratti di paura, solitudine o amore e si caratterizzano per un suono corposo e pieno. Le chitarre sono solide come colonne, quasi vintage nel gusto e spesso si ritagliano grandi momenti di assoli come nel rock più tradizionale. Ogni brano è un gioco tra chitarre calde e freddi ed effettati synth.

"Freckless" è una ballad che potrebbe essere appena uscita degli anni novanta, lenta nel nascere, procede la sua evoluzione in maniera delicata accompagnata da un cantato dolce, e un ritornello marcatamente pop. "The King Came" fa un passo avanti e si sposta su territori più moderni con una batteria molto presente, che gioca di più con la chitarra e un cantato più rarefatto e dilatato. "Cellar Door" continua sulla stessa linea dando spazio e ariosità alla parte più elettronica e sintetica. "Alone" ritorna al punto di partenza e chiude il cerchio riprendendo da dove avevamo iniziato, melodia morbida, spirito pop e crescendo finale.

"New York" non è solo un bel titolo, ma una profonda attitudine alla composizione di Alessandro, che come la città americana raccoglie input diversissimi e li compatta e comprime in un unico luogo, alla ricerca del punto di contatto dove la tradizione si incontra inevitabilmente con la modernità in un continuo crash. Questo movimento è il motore che rende vivi e interessanti i brani. Ascoltare "New York" è come saltare da un punto all’altro dell’America, tra la metropoli che corre e la campagna polverosa, nello stesso modo in cui saltiamo da un brano all’altro nelle nostre playlist: attuale e contemporaneo, con qualche tocco anacronistico. Adesso aspettiamo solo la prova sulla lunga distanza.

Tracklist

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