04/07/2017

Dopo anni di singoli, ep e remix, Lazy Ants pubblica finalmente il suo primo album. All’inizio è spiazzante: le tinte predominanti sono piuttosto scure, sembra un disco grime - alla Vex’d, per intenderci - dove i beat picchiano decisi in mezzo ad una foschia di rumori e atmosfere notturne. In più suona vecchio: “Elements” è un incrocio tra “Archangel" di Burial e “Star Guitar” dei Chemical Brothers, “Tantrum Mantra” sembra un tributo ai Massive Attack, “Safer Gone” ai Portishead.

Usa la voce in modo affascinante: come avevano già fatto i Magnetic Man o Rusko, mette melodie rotonde e sensuali - un po’ anni ’90 - su basi moderne creando un cortocircuito interessante. È solo il primo strato superficiale di “Low Profile” e, superata questa patina vagamente retrò, si scoprono tanti spunti in linea con l’elettronica odierna (le sfumature indiane in stile Major Lazer di “Truly Hard”, ad esempio).

Milena Medu, inoltre, si merita un elogio a parte perché, pur cantando in quasi tutte le tracce, riesce a modulare i toni ottenendo effetti sempre diversi. Sa essere fredda o, al contrario, passionale e sexy, dando sfumature cangianti ma con un timbro riconoscibile che aiuta i pezzi ad essere coerenti tra di loro e aggiungendo un allure pop molto seducente; nonostante sia un lavoro sicuramente duro e non così immediato, “Low Profile” ti entra in testa con la stessa facilità di un album dei Morcheeba.

Lazy Ants non è certo un nerd a cui non interessa il grande pubblico, nella sua carriera ha messo a segno hit clamorose e ha dato le sue strumentali ad artisti importanti, ora ha solo deciso di mantenere un profilo basso e concentrarsi meglio sui dettagli; il risultato finale è ugualmente efficace. È il classico disco che all’inizio non ti stupisce ma che poi riascolti in repeat per mesi.

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La recensione Lazy Ants - Recensione - Low Profile di Sandro Giorello è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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