26/06/2017

"Com'è Fonzie?" "Quieto" dovrebbero rispondere i più cinefili di voi. Ecco, i più cinefili di voi, come già sapranno, "han vinto un mappamondo". Ecco, a due anni dall'ultima fatica "Benvenuti a Ketam City", "Mappamondo" è il brano con cui si apre questo "Oh Madonna" e che contiene già di per sé tutti gli ingredienti di questo nuova fatica: l'autoironia, un certo orgoglio tipicamente romano della scuderia Lovegang e tutta una serie di 808 e piattini sincopati. La prima cosa che sentiamo dire è: "Oh, ho una carbonara al polso / ho un fiocco di neve al collo": insomma, qui conta essere sboroni, il dirla grossa come tutti gli altri, ma con una certa ironia (che la citazione a Pulp Fiction accentua); chi userebbe la carbonara come simbolo di ricchezza se non solo e soltanto dei figli di Roma?
Questo dire di sé utilizzando un senso dell'umorismo che distorce la realtà è il leit-motiv di "Oh Madonna": Ketama126 non fa sextape ma hentai, si rotola sulla spiaggia per fare la cotoletta insieme alla propria donna, fuma cavolfiori, mangia oxi e sta tranquillo. Pieno di esagerazioni iperboliche pronte a diventare quotables di tutto rispetto, il disco sfila tra citazioni ai Pooh e a Kodak Black, momenti cloud ("Lacoste") e altri ben più aggressivi come "Borsello", con una giusta coesione nei suoni.

Non bisogna fare l'errore di credere che a queste sfrenate enfatizzazioni corrisponda una mancanza di contenuti, e "Triste" ne è l'esempio più che chiaro: "Non ti racconto la mia vita, non vale la pena / Niente può salvarmi, forse un gratia plena" è l'incipit della strofa che rivela il downside di una vita che dipende da altre sostanze, la voglia di rimanere se stessi e di emergere, a cui segue una strofa di Franco126 che capisce perfettamente le intenzioni del brano e conferma le sue capacità tecniche a 360°. A chiudere il disco c'è "Nuvole": rullanti, clap, il sax suonato dal padre e una riflessione che fa il punto sulla situazione di un 25enne: un pensiero agli amici morti, un altro al quartiere con i sanpietrini, a questi "soldi che sembrano nuvole", per la loro capacità di dileguarsi in un attimo; quello di Ketama è il neorealismo di un accattone ironico, di chi si sente il più vero di tutti, che vuole morì con tutto l'oro addosso come i faraoni mentre descrive la quotidianità, sempre con una certa presenza di spirito.

Quello di Ketama si rivela dunque essere uno dei dischi più solidi all'interno del parco trap italiano: spiccano la qualità delle produzioni, l'approccio al microfono e l'originalità dei testi con la loro autoironia, una realtà completamente diversa dalle storie dei palazzoni a cui il genere ci ha abituato. Forse è troppo presto per dirlo ma potremmo essere davanti a un instant classic della trap italiana.

Tracklist

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