03/07/2017

Per il terzo anno di fila, Guè Pequeno è tornato e l'attenzione è giustamente tutta per lui: pubblicato in tre diverse versioni, "Gentleman" è una fotografia alla scena attuale e alle sonorità più fresche. Non mancano infatti né la personalità né la voglia, ancora una volta, di mettersi in gioco.

Il primo brano del disco è "T'apposto" e la prima cosa da tenere a mente di questo disco è il concetto di "competitività": «Io non rappo in italiano / io sono il rap italiano / è passato un altro anno / in città tutti lo sanno» rende già l'idea di cosa si stia per ascoltare. Guè, a 36 anni, guarda indietro e riconosce i suoi meriti in questo genere (d'altronde è storia nota: già dopo qualche disco dei Dogo, Milano si riempì di sosia del Guercio che rappavano di smazzi a bassa voce) e non solo. La seconda coppia di versi anticipa il disco e ne conferma l'attitude: si tratta di spaccare sempre e comunque, senza adagiarsi sugli allori.

Il "Ragazzo D'oro" è adulto e vuole farcelo sapere: è un "Gentleman" adesso. La sua identità non è tanto nei contenuti (anche perché vuoi o non vuoi di bitches e money quanto delle sue tensioni emotive ce ne ha sempre parlato, proprio come hanno sempre fatto Ice Cube e Berlusconi) quanto nella coesione raggiunta.
Sono tanti i momenti in cui Guè dimostra di poter fare propri frasi e motivi di altri, pur quando fortemente impressi nella memoria collettiva: il celeberrimo «hi-dee hi-dee hi-dee whoooah» di "Minnie The Moocher" diventa il ritornello di "Milionario", "Hip Hop" dei Dead Prez viene ripreso in "Mimmo Flow", si passa per la sigla di "Maledetti scarafaggi" in, appunto, "Scarafaggio" con Tony Effe e Frank White, si conclude infine con un riuscitissimo rifarsi a "Vita" di Gianni Morandi e Lucio Dalla per "Trentuno giorni", brano che chiude la versione base del disco su una pregevolissima produzione di Zef. Nonostante le sonorità trap più cupe si rifacciano ad Atlanta, queste non finiscono mai per martellare davvero l'orecchio, a causa anche dei momenti più sudamericani. Già nel 2002 ci veniva detto di chiedere «del Guercio a Copacabana, ha una camicia hawaiiana» ed effettivamente "Milionario" e "Guersace" raccontano ancora di questo lato del rapper meneghino.

L'ironia alla Young Ezio, poeta che lo stesso Guè impersona su famosissimi video disponibili su YouTube, è praticamente sempre evidente e culmina in "La mia collana": la perdita di un gioiello diventa l'occasione per fare un riepilogo di tutte le ultime donne e gli ultimi posti visitati. «Dov'è la mia collana? Dov'è la mia collana? Oddio l'ho regalata alla tipa sbagliata» è il misto di ironia, grottesco e materialismo che chiude il brano e precede "Il viola", brano più serio che in qualche modo quello stesso materialismo sembra deprecarlo, i famosi «sensi di colpa cristiani» di cui ci narrava in "Salvador Dalì", brano tra i singoli di punta di "Santeria", disco realizzato insieme a Marracash.
Lo stesso rapper della Barona è una delle migliori presenze del disco, insieme al preziossimo Enzo Avitabile e a Luché, probabile MVP tra gli ospiti; non benissimo invece per Sfera Ebbasta e Tony Effe, lo stacco tra le due diverse attitudini (quella dei ventenni e del Guercio) è così netta che fa quasi storcere il naso, nonostante i brani funzionino benissimo.
In un complesso collage di citazioni e rimandi, storytelling, intimità ("Io non ho paura" è forse tra i brani più belli della discografia solista di Guè) e zarrate, "Gentleman" è sicuramente tra le migliori uscite dell'anno, conferma della longevità e del gusto del rapper milanese. 

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