11/10/2017

Non deve di certo essere stato un anno semplice per i Domus de Janas
Il gruppo folk veronese che così appassionatamente canta alla giustizia sociale, all’uguaglianza, alla responsabilità civile e alla sostenibilità ambientale ha dovuto assistere all’elezione di un presidente americano imprenditore e capitalista, a disastri, stragi e sgomberi di migranti e come se non bastasse a minacce di esplosioni nucleari e bombe che sorvolano i continenti.
Ma loro continuano ad opporsi, loro vanno controtendenza perché, nonostante tutto, è raro che di questi tempi qualcuno si metta ancora a fare musica ispirata dall’urgenza di una protesta e di una proposta di risveglio degli animi del popolo, soprattutto quello giovane. I Domus de Janas percorrono questa impervia rotta verso il cambiamento e la rivoluzione sociale dal 2004 e lo fanno mettendo a disposizione del proprio messaggio una serie di sonorità ibride che spazia tra il folk, lo ska, la patchanka e la canzone popolare. Mix di sonorità e strumenti che tuttavia non compromette un’identità della band ben precisa e caratterizzante.
Nell’ultimo disco “L’illusione d’esser salvi” i Domus de Janas ci parlano della difficoltà dei migranti che lasciano la propria terra distrutta dalla guerra alla ricerca di una "mezza dignità" ("Mare Nostro", "Un solo mattone"), delle responsabilità e dei rischi derivanti da stili di vita scarsamente eco-sostenibili e dal correlato disinteresse della maggioranza ("È il mondo che si logora", "Spegnila!"), ma soprattutto ci raccontano di una coscienza popolare spenta, rassegnata ad un’informazione "mezza libera" e di un "regime di abbondanza che ci ingrassa di pigrizia e di violenza". E nonostante tutto i Domus de Janas non perdono la voglia di cantare, di ballare e farci ballare, di sorridere e di "gridare senza più respiro: basta!"

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati