02/10/2017

La voce. Questa la parola chiave del primo progetto solista di Giacomo Voli e della sua carriera in generale.

Arrivato sulle scene musicali italiane attraverso il talent show "The Voice" nel 2014, Voli si è subito fatto notare grazie alle sue indubbie capacità canore, caraterizzate da un'estensione ammirevole e da un timbro tipicamente metal, squillante e possente. Non a caso i paladini del power metal all'italiana, i Rhapsody of Fire, l'hanno scelto per sostituire il veterano Fabio Lione, sfruttando i suoi acuti e la sua giovane voce.

Ma Giacomo Voli si ripresenta coraggiosamente sul panorama discografico senza utilizzare le enormi potenzialità mediatiche che il talent e la nota band avrebbero potuto portare al suo disco (l'unico riferimento ad essi lo si trova nella title track in doppio con la sua "collega" di "The Voice" Giulia Dagani).
Voli infatti ha sfruttato il crowdfunding per produrre "Prigionieri Liberi", riuscendo addirittura a superare i €7000 posti come obbiettivo, e ha puntato su testi in italiano, staccandosi così dalla discografia dei Rhapsody of Fire.

Però non è il coraggio che rende quest'album interessante, ma è appunto il talento di Giacomo. 
Sin dai primi secondi la protagonista indiscussa è infatti la voce che mette subito in chiaro chi sarà a dominare l'intero album.

Album che rimane abbastanza compatto fra brani più metal e altri bagnati nelle acque di Seattle, con tanto di sprazzi pop in alcuni ritornelli parecchio orecchiabili, fino all'ottima rivisitazione in chiave metal della hit new wave dei Matia Bazar, "Ti sento".

Giacomo Voli è quindi la dimostrazione che dai "templi moderni" della televisione possono davvero uscire dei talenti, l'importante è fare attenzione a non perderli in quel calderone monocromatico che si è formato intorno ai fattori X e alle classifiche pop.

Tracklist

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