Selton Manifesto Tropicale 2017 - Pop

Disco della settimana Manifesto Tropicale precedente precedente

Un album che mescola pop e tropicalismo con sapiente leggerezza e ricche dosi di saudade.

“Tropicale perché mangio, digerisco e partorisco il nuovo di nuovo. Ognuno è il suo manifesto tropicale”

Nel 1928 Oswaldo de Andrade, poeta tra i fondatori del Modernismo brasiliano, scrisse il “Manifesto Antropofago”: l’autore illustrava nell’opera come il Brasile traesse la sua forza dal ‘cannibalizzare’ le altre culture, assorbendone l’essenza per creare qualcosa di nuovo. Il concetto venne ripreso negli anni ’60 dal movimento tropicalista guidato da Caetano Veloso, Gilberto Gil e Os Mutantes, da sempre numi tutelari dei Selton, ed ecco spiegato il titolo del loro nuovo album. “Manifesto Tropicale” è la lente che mette a fuoco un panorama fatto di culture diverse, nate dal ‘mangiarsi’ l’un l’altra, che è poi l’anima dei Selton: Milano, Barcellona, Porto Alegre, ma anche, scavando nelle origini, Egitto, Polonia, Germania, Portogallo e Grecia. Tutto questo si riflette in un album che mescola pop e tropicalismo, ritmiche da spiagge notturne e chitarre acustiche dense di saudade, beat percussivi e ballate lungomare, dove la lingua è sempre un mezzo e mai un fine.

Jobim diceva che tristeza e felicidade condividono la stessa bellezza, e in “Manifesto Tropicale” pare davvero che diventino una cosa sola: le ballate più morbide nascondono lo spuntare del sole, i brani che spingono a ballare lasciano comunque pensare che la notte finirà, e su tutto una leggerezza che sfuma nel ricordo senza perdere mai di vista che domani è un altro giorno. L’immancabile ironia seltoniana viene fuori soprattutto in “Tupi or Not Tupi” (“Son brasiliano ma parlo italiano, non so se son índio o son indie”) e nel singolo “Cuoricinici” col suo inciso liberatorio che è così lieve e sorridente, sostenuto da innesti sonori complici e sornioni, da sembrare pronunciato con affetto. Eppure l’atmosfera generale dell’album sembra ancor più immersa nella saudade rispetto al precedente “Loreto Paradiso”: tutto si stempera, si scioglie lasciando scie di infiniti tramonti atti a pensare e ripensare, mentre impalpabili arpeggi raccontano l’amore, gli addii e un futuro dai tratti ancora imprecisi (“Prestami un poco di coraggio così mi invento un sogno possibile”). Probabilmente questo disco è il più brasiliano dei Selton, intendendo un immaginario fatto di emozioni sussurrate, bellezza che si perde tra le corde di una chitarra, l’oceano che idealmente accompagna ogni ascolto e una scelta dominante di atmosfere lente e accoglienti, che quando serve sanno lasciare spazio alla sezione ritmica.

Tra un omaggio a Devendra Banhart e una strizzata d’occhio a Beck, tra il drumming afro di “Lunedì”, col suo “hangover di cachaça” che lascia passare la vita dietro i vetri, e le scivolate dance di “Luna in riviera”, che confeziona nostalgie estive per spedirle al ritorno come souvenir, “Manifesto Tropicale” si insinua, liquido e fresco, con la sua leggerezza che riesce a rendere luccicante anche il dolore (“Jael”), liberando da ogni peso coi suoi suoni puliti, con la calma che ricorda l’osservare a lungo un orizzonte. Tropicalisti a Milano, la Loreto Saudade dei Selton inventa, mescolando lingue, culture e sentimenti, un punto di riferimento che è tanto solido quanto invisibile: un mondo musicale che non appartiene ad alcun luogo perché da ogni luogo ha preso, riuscendo a creare qualcosa che non ha bisogno di sottolineare origini e confini. Come dicono loro, “Tropicale con radici ma senza peso”.

Prodotto da Tommaso Colliva e registrato tra Londra e Milano, “Manifesto Tropicale” vede la partecipazione di Enrico Gabrielli in “Terraferma” e “Luna in riviera”, e come sempre la supervisione ai testi in italiano di Dente, per un disco che dimostra come il viaggio, elemento basilare nel percorso dei Selton ed essenziale chiave di lettura di questo lavoro fatto di addii, desiderio di fuggire e indispensabile nostalgia, non si riduca a un cambiare meta o obiettivo, a una partenza e a un arrivo, ma si riveli nel conoscere ciò che non conoscevamo prima, e che in fondo non è mai così importante quanto il bagaglio che ci portiamo dietro, sempre più grande e importante tappa dopo tappa.

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La recensione Manifesto Tropicale di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2017-09-04 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • indienick 7 anni fa Rispondi

    Disco bellissimo Luna in riviera la mia preferita!!