11/10/2017

Canzoni scritte, perdute e poi rinate sotto altri auspici e in forme differenti: il nuovo album di Cesare Malfatti è il recupero del tempo e dei pensieri, è il passato che non resta indietro ma affonda i denti in un presente più sintetico e contemporaneo. Dieci brani che non hanno trovato spazio nei precedenti lavori tornano a nuova vita grazie al lavoro di Stefano Giovannardi e all’abbraccio di voci tra Malfatti e Chiara Castello (I’m Not A Blonde), che aveva già partecipato al precedente album “Una città esposta”.

La chiave di questo disco sta nella misura esatta tra un’elegante presa cantautorale e una struttura sonora sofisticata e mai eccessiva, calibrata al passo delle parole e avvolgente nella sua attitudine minimale e seducente: dalla morbida, malinconica apertura di “Ricordo”, il sussurro di un addio che lascia scie d’amaro in bocca anche a chi ascolta, alla bellissima “Novembre” che parte come piccola perla elettronica per approdare poi, con l’avanzare dei mesi, in un’eterea spiaggia tra oceani di rimpianti. È l’amore, è essere due o non esserlo più, è la memoria che sfuma, e brucia: questo album riscopre canzoni perse per celebrare ciò che è perduto per sempre, o per aggrapparsi forte a ciò che rimane, e lo fa con un’intensità emotiva che si può quasi toccare.

Come creare percorsi raffinati tra geometriche nuvole di synth e storie di innamorati che, si sa, restano enigmi irrisolvibili sia che finiscano o che vivano, come fiammelle o falò, ciascuna a modo suo: “Canzoni perse” è tutto questo, è un disco che sembra narrare in una stanza il rapporto uomo-donna, e lo fa con l’equilibrio che proprio in quel rapporto è difficile trovare. Con i testi di Alex Cremonesi, Giulio Casale, Vincenzo Costantino, Dany Greggio e Giuseppe Righini, e il missaggio di Mario Conte, Cesare Malfatti disegna in musica il cerchio che unisce ogni inizio e ogni fine, il perdersi e il trovarsi, e tutto è essenziale e lineare, pennellato da mano esperta con le tinte scure e sottili che necessariamente accompagnano il passare degli anni e dei sentimenti, con immutato spirito e naturale eleganza.

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