11/09/2017

"Scusa per il ritardo, ero a cercare me stesso" rappava Rkomi in "Sul serio", circa un anno e mezzo fa. "Io in terra", ancora prima che un gioco di parole, è una chiara indicazione: dichiararsi proprio qui e proprio adesso facendo i conti con sé stessi e il rimando alla divinità sono tutti elementi che hanno il sapore di un qualche allineamento dei pianeti, il famoso orologio di Watchmen che finisce il suo conto alla rovescia e che permette quindi, seppur incidentalmente, la nascita di un nuovo mondo. Una copertina kantiana vede Rkomi con il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé, anzi meglio: con la zona, il quartiere, direttamente sotto il culo. Su un marciapiede, a rimarcare la confidenza che intende mantenere con un certo ambiente. Come vuole il titolo poi, è letteralmente in terra, con tutta la consapevolezza che una posizione del genere richiede. Seppure in procinto di alzarsi e intraprendere il proprio viaggio, il ragazzo di Calvairate sembra quindi non dimenticare tutto ciò che è stato finora.

Il disco si apre proprio con "Io in terra", brano che conferma quanto detto fino ad ora: c'è il jazz cosmico alla Sun Ra (un episodio inedito che dimostra eclettismo e non-linearità, una scelta che può solo far piacere di fronte alla pochezza d'idee che talvolta si vede in giro) e un testo che rendiconta quanto successo finora con un'agilità che rende la delivery quasi liquida.
Per tutto il disco, infatti, Rkomi rappa, canta, sillaba, spezzetta frasi, accompagnato da una scrittura che naturalmente richiama dei veri e propri stream of consciousness. "Un fiume in piena la mia penna / io in terra, a me la scelta" è il distico che apre "La solitudine", quinta traccia del disco che vede la produzione del partner in crime Nebbia e il primo beat espressamente trap senza riserve; con i fiati del solito Carl Brave per "Apnea" (singolo efficacissimo), le atmosfere mellow di "Mai più" e il rap di "Verme" (con un Noyz che segna una buona strofa), Rkomi mischia le acque e confonde, ritagliandosi tutta una serie di riferimenti che in qualche modo gli tolgono l'etichetta di ragazzetto emerso dalla nuova moda del rap italiano.
Rap italiano che effettivamente è quanto mai lontano: lo stesso Rkomi chiude la seconda strofa di un brano unico per atmosfere e argomento come "Farei un figlio" con un canzonatorio: "Mirko ma rappavi meglio prima, certo / Mirko ma rappavi meglio prima". Come a dire che oltre gli esercizi di stile (che comunque per i più attenti non mancano), vuole esserci anche una concettualità e un'attenzione alla musicalità che esula dalla tecnica fine a se stessa.

A concludere il tutto c'è "4Z", degna chiusura di questo disco d'esordio (con un campione di chitarra tratto da "Elefanti" dei Gomma): il marciapiede a cui è contrapposto il cielo della copertina è la zona d'appartenenza, quella in cui "non parlano lema" di Rkomi perché sanno già tutto di chi è Mirko e qual è il suo percorso.
Un disco ampissimo, ma allo stesso bilanciato: segno di un'ambizione che ha capito come trovare la sua dimensione e che per questo punta ancora più riflettori sul giovane di Calvairate. Sicuramente tra le migliori uscite di questo 2017, per un rap italiano sempre meno strettamente rap, sempre più urban, sempre più internazionale.

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