14/11/2017

Sempre di più al giorno d'oggi, in Italia come all'estero, gli artisti paiono come essere presi da una sorta di folle bulimia per l'inserimento di un numero sempre crescente di stimoli musicali, rimandi artistici e, in un ultima analisi, stili differenti nei propri album. Se da un lato questo fatto può portare certamente ad una forte vivacità di questi lavori dall'altro li può anche rendere confusi, solo abbozzati o comunque governati da un caos che, lungi dall'essere creatore e creativo, risulta solamente essere distruttore o, per meglio dire, "distrattore" rispetto ad un ascolto approfondito e, soprattutto, sentito.

Niente di tutto ciò per "Plastic Knives" dei reeducate un ottimo album di shoegaze: niente di più, niente di meno e tanto ci basta. Già perché nella labirintica era di cui abbiamo parlato sopra pezzi come "Unflowers" o "Secret Room" rappresentano delle ancore di salvataggio che ci fanno stare bene con i piedi per terra, andando immediatamente a riconoscere gli stili e la filosofia che muove queste canzoni (per altro suonate molto bene) e facendoci viaggiare per territori a noi noti (specie se fedeli aficiondos del genere). 

Certo, manca il brivido della scoperta ma anche la malsana vertigine di fronte a scenari troppo confusi per essere veri: invece, un po' come certi cieli d'autunno espressivi come una lastra di ghisa, il mondo dei reeducate è "duro e puro", monocolore ma assolutamente autentico e ben costruito. Lo ripetiamo: un lavoro che gioca per sottrazione ma che a quei due o tre ingredienti proposti non rinuncerebbe neppure sotto tortura. 

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati