24/05/2006

Ci vuole coraggio per essere i Viclarsen. Bisogna avere voglia di cimentarsi con la pazzia e rischiare di essere incompresi. Di sapersi addormentare in spazi claustrofobici con l'ansia di essere forse troppo difficili per comunicare alla gente. Eppure loro ci riescono. Dopo anni spesi a cercare i frammenti più spigolosi della sperimentazione, i quattro musicisti savonesi tornano con un disco grande. Per ampiezza di suono e per profondità di ricerca. Una magnifica dimostrazione di stile applicata alla capacità di riordinare i manuali storici del rock d'avanguardia. Meno ermetici del passato e più disponibili alla fruizione epidermica, attivano uno stroboscopio di dissonanze matematiche e variazioni soniche. Fittissime trame di basso e chitarra che talvolta slittano su temi liberi, riallacciandosi sempre in compatte strutture da grande ballata post rock. L'assenza assoluta di ridondanza impone l'attenzione massima per l'intensità strumentale, utilizzando oscillazioni tra fraseggi compatti e variazioni più dilatate. Nessun canto arioso e nessuna vocalità sgarciante, ma una meticolosa e quasi intima attenzione per l'intreccio semantico tra parola e suono, in un connubio spesso teatrale, figlio di un'attitudine spontanea a scrivere vere e proprie sonorizzazioni di rock d'ambiente. Le canzoni rubano spunti da Sonic Youth e Madrigali Magri, My Bloody Valentine e A Short Apnea, fino ai Massimo Volume. Avanti e indietro tra rock, noise, post, avant. Con uno stile ruvido ed estremamente sofferto, ma dal retrogusto romantico.

Registrato con Olivier Manchion già con Ulan Bator e Permanent Fatal Error, "Trasporto" rappresenta un bene prezioso nel panorama peninsulare. Forse un po' di maniera e talvolta così "classico" nell'approccio sperimentale da sfiorare l'esercizio di stile. Nonostante ciò, un esempio splendido di approccio alla scrittura e personalità stilistica. Per molti c'è da imparare.

Commenti (8)

Carica commenti più vecchi
  • mimmo colonna 25/05/2006 ore 17:39 @marziano

    mah .. non so mediocri per me

  • sherwood 29/05/2006 ore 10:02 @sherwood

    "Nessun canto arioso e nessuna vocalità sgarciante, ma una meticolosa e quasi intima attenzione per l'intreccio semantico tra parola e suono"

    ....che fuori metafora vuol dire: melodie scarsotte e voce insipiduccia.

    Strumentalmente, strepitosi.

  • Zangara Paolo 29/05/2006 ore 22:39 @diabolik

    Ottimi,è questione come sempre di gusti,è chiaro,ed io li trovo eccellenti.
    Voce compresa.Voglio che sappiano che hanno venduto un disco!

  • Benny 08/06/2006 ore 11:39 @benny

    un'altro ottimo lavoro ...il disco è bello davvero...
    GRANDI!

  • VC412199L 09/06/2006 ore 18:29 @vc412199l

    ciao e grazie..a chi si interessa alle cose.. è vero, il disco va ascoltato e riascoltato, ma non dite che è musica difficile..vi prego!..se suonate, scrivete, dipingete, etc. fatemelo sapere, mi è venuta in mente una cosa.. info@listentocy.com..
    luca pagani, viclarsen

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati