22/06/2005 di Elena Lenzi

Se hai aspettato cinque anni come me, quando scorri tutta la lettera C e ti ritrovi con una bella giornata per le mani, allora su quello scaffale hai finalmente trovato il ciddì dei COD. Non puoi certo attendere che ti evapori quel sorriso ebete dalle labbra, allora prendi e paghi, svolazzando a qualche centimetro da terra, gongolandoti nell'attesa, e ti incammini sulla via più breve verso il fedelissimo lettore, fremente di curiosità e con una sete di musica e di novità che quel ciddì quasi te lo mangeresti.

Avresti dovuto immaginarlo che c'era qualcosa di strano. Il titolo, per esempio. "Preparativi per la fine". Ecco. Da solo dice già tutto. E il rosso cupo del digipack, color cuore malato. Allora perché ci resti così male quando leggi nel libretto spiegazzato come un aquilone, che ... questo disco è fondamentalmente il reportage sulla fine di un grande sogno?

Perché sei una sognatrice, di quelle che alle volte è anche troppo, perché "La velocità della luce" ti era nevicaduto dritto in mezzo al petto, ed era stato facile amarlo e sentirlo e possederlo con un trasporto non proprio ordinario, perché sai già che avrai da sacrificare una punta o una mezza metà dei tuoi tump-tump per una fine annunciata, che non c'è spazio per costruirsi l'happy-end.

"Preparativi per la fine" è il giusto continuum che ti potevi aspettare. I COD non hanno più quelle faccette da adolescenti rock'n roll, però... La voce è quella bella di sempre, pulita e giovane e malinconica, che ti fa accartocciare il diaframma come fosse di stagnola. Diresti la voce delle cose belle da far star male. I testi ti entrano in circolo quel tanto che basta per farti alzare di notte e mettere sù il disco e portartelo a letto come fosse un amante dal quale farsi carezzare nell'intimità della penombra.

E allora... "Non sarò mai un cigno come te"... "Baciami, baciami, senza più ritegno alcuno. Baciami, baciami perché abbiamo più di settantanni ormai, ma sto invecchiando bene. Guardami."... Che è tutto quello che vorresti riuscire a dire, e vorresti anche sentirti dire, in quest'inizio d'estate che fortunatamente sa d'autunno, o è la tua bocca che sa d'autunno invece che di salsedine...

Gli espliciti richiami alla Marlene non sono una novità, e si lasciano cogliere col sorriso sulle labbra, che in fondo fanno parte pure della tua vita ed è giusto che sia così. Come pure la passione per Fiumani, poeta e musicante, che troneggia in prima fila quando apri le ali del digipack.

E tutto suona decisamente piacevole, lievemente pop, con e di classe, fresco, con la voce che riverbera delicata, chitarroso senza eccessi, che ci alzi il volume perché ti arrivi meglio e più a fondo e hai bisogno di sentirti scuotere. Secondo le migliori raccomandazioni: "ascolta questo disco con attenzione, e possibilmente ad un volume importante. E' musica che necessita di circolazione, questa, e di attenzione." Come dargli torto...

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