11/01/2018

"Benevolence" è il titolo del primo album del progetto Opus 3000, nato dalla collaborazione della pianista e concertista Gloria Campaner, del violoncellista e bassista Alessandro Branca e del produttore e percussionista Francesco Leali, nonché ideatore del progetto di musica elettronica Clockwork. Seguendo la lezione di Alva Noto e Ryuichi Sakamoto e di Murcof e Vanessa Wagner, gli Opus 3000 fanno interagire elementi di musica classica con sonorità elettroniche, e l'album è il frutto di questa contaminazione e condivisione musicale.

"Benevolence" esprime contrasti, contraddizioni, dichiara la presenza negli esseri viventi e nel mondo di un continuo movimento, di una continua attrazione tra due poli, quello negativo e quello positivo. Tuttavia il titolo dell'album richiama a una caratteristica, se non esclusiva, quanto meno tipicamente umana: la generosità. E la generosità è sempre conseguenza di una scelta. Ecco quindi che pur nella compresenza di negatività e positività si può e si deve far prevalere l'elemento positivo.

Non è un caso che al centro dell'album troviamo "Karowe AK6", un brano che conferma quanto appena detto. Il titolo è il nome di una miniera in Botswana in cui di recente è stato trovato uno dei più grandi diamanti del mondo, un diamante ribattezzato Lesedi la Rona che nella lingua Tswana significa "la nostra luce". È necessario riscoprire la nostra luce, e questo brano ce lo suggerisce anche dal punto di vista musicale. Infatti in alcune sezioni c'è un movimento armonico addirittura epico, di un'epica della scoperta. Una scoperta che arriva dopo essere passati dalla terra arsa di "Evolver", brano in cui assistiamo musicalmente al sopravvento delle fiamme su ogni cosa. Anzi, non su tutto, perché qualcosa sembra resistere. È quello che ci suggeriscono i due successivi brani, "Benevolence I" e "Lowland Wanderer", in cui le atmosfere alla Arvo Part e alla György Sándor Ligeti (penso al "Lux Aeterna") danno l'idea di qualcosa che germoglia e che resiste alla distruzione. Ne è una conferma il bellissimo video di "Benevolence I" (https://www.youtube.com/watch?v=lA4fUoHMSsA) in cui in un paesaggio lavico vengono inquadrati per pochi secondi alcuni fiori, così soli ed esili da darsi come presenze sopravvissute.

Da "Karowe AK6" arriviamo così a "Ende Neu", e qualcosa effettivamente sembra cambiato: siamo entrati in un altro tempo, in un tempo molto più dilatato restituito musicalemente dai lenti, percussivi e monotoni accordi di pianoforte, vicini armonicamente a Debussy e a Satie. Con il successivo brano, "Benevolence II", per la prima volta in maniera così convincente e commovente, il pianoforte e il violoncello dialogano, fino a raggiungere nella parte finale un apice, quasi un orgasmo, che però improvvisamente finisce, lasciando l'ascoltatore con la sensazione che qualcosa sia stato interrotto. "Unfreeze" ci ricorda che ogni momento di passaggio ha dentro sé la presenza di molteplici condizioni: il ghiaccio che si scioglie non è ghiaccio e non è acqua, è qualcosa di intermedio. In questo brano il paesaggio sonoro è formato da note di pianoforte e archi che sembrano stalattiti in procinto di disfarsi: il suono cade con tutta la sua pesantezza, gocciola, e l'ascoltatore riesce quasi a figurarselo.

L'ultima traccia, "event.preventDefault", ci riporta inizialmente al punto di partenza, a "Evolver", cioè a una condizione in cui l'elemento negativo prende il sopravvento. D'un tratto l'iniziale amalgama sonoro cede al pianoforte che, con una melodia cantabile, si fa strada nel brano. Tuttavia questa cantabilità inizia a vacillare, e quando sembra che ci sia una risoluzione armonica e melodica tutto finisce, il brano si interrompe e si resta sospesi. Quasi a ricordarci che «quando [...] tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole» (Friedrich Nietzsche).

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