06/10/2017

“…Se esistono ancora quei campi, quei solchi e quei treni che non lasciano traccia” (dal finale di “Brothers”).

Ripercorrendo la carriera musicale di Lorenzo Nada, da anni collocata come protagonista all’interno dell’elettronica italiana, di solchi in grado di lasciare una traccia artistica rilevante nel genere se ne trovano già. L’ultima produzione, “Solchi” appunto, è la giusta commessura di una pienezza stilistica oramai consolidata per Godblesscomputers.

In termini di generi, inquadrare “Solchi” in un album di soli campionamenti elettronici è riduttivo. Se l’inizio di “Brothers” e la terza “Just Slow Down” si collocano all’interno di un’elettronica tipica del produttore bolognese, tra l’ambient e lo scintillio degli effetti, la collaborazione e l’utilizzo delle voci ripercorrono un sentiero caro a Godblesscomputers, quello del soul. “How About U” potrebbe essere un singolo di successo: l’elettronica è di accompagnamento agli strumenti, in primis la chitarra; la voce di Shorty è sempre incredibile, tra black music e rap. Le successive “Adriatica” e “Life on Fire” sono nient’altro che la conferma di quanto appena ascoltato con l’aggiunta riuscita, ormai fuori moda (purtroppo) del turntablism digitale nella prima e della dub nella seconda (essenziali, in questo senso, le collaborazioni con Forelock e Paolo Baldini).

Da portare necessariamente sott’occhio un’altra riuscita collaborazione di “Solchi”, cioè quella con i Klune. Il dream pop downtempo dei padovani sfocia in una trasposizione braindance nel pezzo “Dreamers”, versione quanto mai sintetizzata di generi portati avanti da guru internazionali come James Black e The XX. Il turno del funky, che a questo punto non poteva mancare in un album di questa caratura, è collocato nella canzone “Records” dove si incontrano l’hip-hop e le tastiere.

In chiusura, "Solchi" ritorna verso l’elettronica più classica di “Disquietude”, “Father’s Light” e “Freddo”. Nella seconda soprattutto, con l’ultimo importante featuring proposto nelle sedici canzoni, la simbiosi compositiva tra Godblesscomputers e gli Inude si materializza tramite suoni digitali ricreati analiticamente, voci à la Oscar and the Wolf e soprattutto una melodia coinvolgente e persuasiva.

Godblesscomputers ha dunque tutto il potere di dimostrare quanto la sua (prima) parte di carriera sia consolidata stilisticamente e definita, adesso, a trecentosessanta gradi.

Alla domanda iniziale in merito all’“esistenza di solchi e treni che non lasciano traccia”, Godblesscomputers possiede adesso la facoltà di rispondere e fugare ogni dubbio. Lorenzo Nada ha adesso, infatti, la capacità di lasciare solchi indelebili nella musica elettronica italiana.

---
La recensione Godblesscomputers - Recensione - Solchi di Danilo Giordano è apparsa su Rockit.it il 24/08/2019

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati