18/04/2018

Scavare in profondità con la voce e i suoni per trovare la materia più oscura e densa, sondare memorie e ricordi remoti per riportare in superficie la parte più intima di sé: “Recalling” è un album che gira intorno al dark e alle sue penombre, che sa di new wave e anni ’80, disegnando linee geometriche minimali e pulite, con la capacità di mantenersi in equilibrio su una ricerca personale e interessante. Dall’apertura di “The Rest” col suo procedere gotico e marziale, alle ritmiche asciutte di una notte ballabile e buia di “Everybody Knows”, passando per l’eterea “No Time” che riesce a lasciar filtrare luci dreamy in un contesto che naviga a vista nella malinconia, Daniele Giustra ovvero Selfishadows compie un percorso affascinante ed evocativo lungo strade di nostalgia, nero, affondi emotivi e interminabili addii.

Con l’inserto di magie melodiche come i viaggi verso nord di “Wait Alone” e le morbide aperture di “Secrets”, fino alla chiusura con il brano che dà il nome al disco, che scivola via lasciando una vena di lucide speranze nonostante tutto, “Recalling” si risolve in un album di riverberi intensi, incastri poetici che guardano in basso per cercare altrove un senso, e canzone dopo canzone si delinea un quadro in bilico tra cupezze taglienti e sottili riflessi luminosi: come scavare in profondità per catturare il buio e riportarlo lentamente in un posto segreto senza tempo, tra i primi slanci dell’alba.

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La recensione Selfishadows - Recensione - Recalling di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 24/07/2019

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