02/07/2018

Tbilisi” è una di quelle opentrack che dichiarano fin da subito una non certa scontata consapevolezza del fare musica. Ad aprire il nuovo lavoro di Simone Graziano,“Snailspace”, è infatti un brano capace di catturare, lasciando nella bocca dell'ascoltatore il sapore di un oriente malinconico e saggio. In questo quarto lavoro registrato in studio, il pianista e compositore Simone Graziano pone al centro della sua narrazione il racconto di Luis Sepúlveda “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”.

E non sono tanto la velocità e il dinamismo ad essere tagliati fuori da questo ultimo album del compositore fiorentino ma la fretta, intesa nel suo significato più moderno e tiranno, quella che non lascia il tempo di assaporare e capire ciò che si va costruendo.

“Accident A” e “Accident R” hanno continue svolte ritmiche e inversioni di rotta nelle atmosfere che creano; sono il dinamismo in musica, la voglia di esplorare e capire terreni differenti, senza mai perdersi in inutili ridondanze. Atmosfera che viene presto spezzata da “Emicrania” in cui pianoforte, basso e batteria piroettano in un reciproco virtuosismo esecutivo, accendendo e spegnendo momenti di ossessione.

E dopo il vicolo cieco della chiusa di “Emicrania”, tocca a “Neri” cullare i propri ascoltatori sulla bonaccia di note idilliache e di atmosfere di percussioni dolcissime. “July 2015” è una fuga dagli schemi precostituiti del jazz che, intrecciandosi all'elettronica nella successiva “Aleph 3”, riempie entrambi i brani di spunti davvero interessanti. “Vignastein” è il tributo «all'eccentrica e poliedrica figura del critico musicale Giuseppe Viga», qui descritto con una divertentissima inquietudine iniziale di accordi gravi e spazzole trepidanti. Lasciando ampio spazio al talento e alla maestria del pianoforte di Simone Graziano, prepara alla chiusa dell'album con un clima nuovamente tetro e trascinato. “Slowbye” riprende infatti sugli ultimi arpeggi della precedente “Vignastein”, aprendo senza più timori all'elettronica. È indubbiamente, assieme alla capofila “Tbilisi”, una delle tracce più coinvolgenti e delicate dell'intero lavoro, nella quale Simone Graziano, qui al fianco di Francesco Ponticelli, costruisce un racconto ricco di suggestioni avvolgenti, congedandosi con estrema accortezza.

Snailspace” è dunque uno di quei dischi capace di fare acrobazie sui fili che segnano i confini di un genere ostico come il jazz; ostico perché spesso ritenuto da molti ermetico e autoreferenziale. Qui Simone Graziano ha dato prova di sapere come catturare anche l'orecchio più lontano, affascinandolo con giochi di armonie non scontate ed estremamente seducenti.

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