06/12/2017

Niente e nessuno dovrebbe essere messo in una gabbia, tantomeno quello che per sua stessa natura non si presta fisicamente ad essere rinchiuso in qualsivoglia struttura predefinita. Per esempio, la luce. “They can't cage the light”. E la musica. Si potrebbe aggiungere, al titolo scelto dai da Black Jezus per il loro primo album. Perché è questa quella che sembra essere l'intenzione di Luca Impellizzeri e Ivano Amata: non mettere barriere all'ispirazione e non lasciare che le loro canzoni vengano rinchiuse dentro le sbarre di semplicistiche catalogazioni. Quali potrebbero essere, per esempio, le parole “black” e “folk”, che però, in questo caso, si prestano a venire usate in modi per niente rigidi, stereotipati o costrittivi: quello che fa il duo di Troina, infatti, è proprio allargare le maglie delle definizioni e dei generi, per lasciare che si abbraccino liberamente il nero del soul e il bianco del folk, il gospel voce e handclapping della title-track e l'elettronica minacciosa di “Dry”, il flow e la melodia in “Emptyness is you”, la trap e il trip-hop, i grandi spazi del nord dell'America e gli angusti club del nord dell'Inghilterra, Bon Iver e Ghostpoet, tutto con il plus di una voce dotata della forza espressiva che ci vuole per scardinare le serrature e far entrare la luce, o il buio.

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