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RECENSIONE
11/04/2005

Una spora. Che spinge ed infine squarcia membrane protettive, per generarsi poi nella sua forma ultima e definitiva. La mia mente notoriamente contorta ha partorito questo pensiero, mentre il demo dei Joanah’s Faith giungeva al suo dodicesimo minuto, quello finale, dove tutto si compie e ti resta il senso di quanto hai appena ascoltato. O almeno dovrebbe.

Nati nel 2002, non ne conosco i precedenti passi e tentativi, ma li incontro per la prima volta qui, al loro secondo lavoro in sei tracce. Dove si sente una voglia precisa, profonda: tracciare una personalità musicale definita, che emerga dalla contaminazione, dal vortice iniziale di generi, preferenze e sfumature da cui ogni band prende origine. Un’anima J'sF, insomma, seme inerte che divenga organismo attivo. E ben riconoscibile. Per evitare quell’eccessiva e fastidiosa prevedibilità nell’etichettare, data da chi ascolta.

Questa voglia, loro, ce l’hanno. E si traduce in un groove potente, energico e malizioso, in cui alcuni dettami del nu-metal sono rivisitati con una certa originalità. A tal proposito, qualcosa mi ricorda il sostenuto drum work degli Slipknot, ma anche quell’evoluzione dal nu-metal verso l’hard rock degli ultimi Papa Roach. Se poi degli statunitensi System Of A Down la voce dei Joanah’s Faith, Mike, ricerca la capacità di modulare dal melodico al sincopato, fino ad un urlato che sappia sostenere gli incisi, dai Deftones di "Adrenaline" mutuano una bella e grezza potenza di base.

Le sei tracce, brevi come pungoli che lasciano la voglia di un di più, come fossero nuclei compressi in attesa di esplodere, costruiscono assi chitarre-basso-batteria di stampo metal ma non aggressivo e con alcuni influssi progressive (vedi il breve spunto di dilatazione dell’”Intro”). Se “Kiss Of Rage” cattura soprattutto nel sostenuto impatto delle chitarre, “Special Ring” sceglie una linea più melodica che dopo il primo minuto porta agli stop tipici del nu-metal. I due minuti di “Terrible Accident” restano i miei preferiti per l’enfasi elegante dell’assolo di chitarra ma meno per il cantato, migliore altrove, mentre “Twisted Madam” è una signora traccia che trascina via con un vortice di sicurezza, in linea col titolo. Infine l’ultima tappa, il saluto di “Your Majesty”, bella nella sua apertura melodica prima della tensione metal.

Una spora, il progetto Joanah’s Faith. Una grande passione mista a voglia di versatilità, supportate entrambe da un buon bagaglio d’esperienza. Perché l’esperienza non è solo questione di tempo, ma d’impegno e costanza che, leggendo la loro biografia, non mi pare che manchino. Essere acerbi non è un delitto, ma una possibilità. Ed esserlo nei confronti della via creativa da seguire e non nell’impatto tecnico-sonoro è la qualità iniziale e principale dell’artista. Perché se hai gli strumenti e l’abilità poi arrivi dove vuoi, quel dove che forse ancora non vedi chiaramente… ma c’è.

Tracklist

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