30/10/2017

Predisporsi al futuro adattando il passato, sopravvivere al cambiamento o piuttosto cambiare per andare avanti: “Infedele” già dal titolo tende davanti a sé una miniera di dualismi che caratterizzano in fondo la vita di ciascuno. Infedele perché stimolato dalle novità, per non chiudersi in un senso di appartenenza e di appartenersi che può alla lunga risultare limitante, eppure fede incondizionata nella musica intesa come valore assoluto e universale. Musica come terreno neutrale dove dipingere affreschi di elettronica, di sperimentazioni e pop, come di rivisitazioni jazz e di epopee cantautorali del secolo scorso.

Il vecchio e il nuovo, il sacro più viscerale e la materia che profana il quotidiano, la melodia e la ricerca, contrasti che partono dalla foto di copertina che immortala il piccolo Lorenzo nel giorno della sua Prima Comunione e che porta come didascalia un estratto del Vangelo secondo Marco che racconta la crocifissione di Gesù. Contrasti che si risolvono nella scelta misurata di Colapesce di far convivere nel suo disco tante anime, e tutte sue, personalissime e dotate di costante profondità. Dall’apertura primitiva di “Pantalica”, una sorta di mantra che celebra la magia di un posto capace di raccontare, del potere evocativo dei luoghi dove un atavico simbolismo si coniuga alla natura fatta di finocchietto selvatico e fiori di cardo, che scivola in un lungo assolo di sax che pare riempire il brano di danze tribali e animali in fuga. Rito pagano e casa dello spirito, a questo si contrappone in maniera evidente “Maometto a Milano”, un pop sofisticato che racconta lidi esotici finendo per stigmatizzare la città: e quel “Siete tutti felici, siete tutti risolti” che incarna i sintomi dell’alienazione odierna, di una spiritualità di carta pesta.

I due singoli “Ti attraverso”, e ancor più “Totale”, sono slanci di feroce immediatezza, frutti melodici di quel cantautorato pop capace di dirti cose anche piuttosto dure con un sottofondo di orecchiabilissime dolcezze. E in fondo la morbidezza che nasconde il dolore è un tratto distintivo di Colapesce, è così dal primo album, e in un certo senso la sua discografia pare attraversare il giorno: “Un meraviglioso declino” sembra il canto di un corpo disteso tra le luci dell’alba, di una mente che vaga tra i pensieri del risveglio, “Egomostro” si infila tra le ore per distendersi fino allo scemare della luce, “Infedele” parte dal crepuscolo per affrontare la notte, e nella notte tira le somme e si prepara a un nuovo inizio. I due singoli si incontrano in una comune volontà di ricercare qualcosa che ci unisca: “Siamo davvero tutti simili sogniamo di essere compresi” recita il primo, “Siamo nati tutti senza denti tutti senza nome come dei bambini torneremo felici” canta l’altro, eppure i rapporti tra le persone restano a un’impasse, se alla fine “Ti vedo ti attraverso ma non ti capisco”.

La chitarra che suona come un pianto sottile in “Decadenza e panna”, così classica e amara e densa di storie che non conosciamo, sembra trovarsi esattamente all’opposto della marcia ossessiva di “Compleanno”, dove il sapore antico di una fanfara si scioglie tra le pareti di un dancing club, e le foto in bianco e nero si caricano di lustrini minimal per affogare nella sperimentazione più pura, quasi un passaggio dal pieno al vuoto, dal centro dell’uomo ai suoi confini perduti. L’arpa eterea di “Vasco da Gama” ci inizia al viaggio infinito di un amore, all’esplorazione dei corpi e del mondo, e le ombre ovattate si appropriano di una chitarra per disegnare panorami di musica popolare portoghese fino a ergersi a colonna sonora e portante delle nostre circumnavigazioni, col gusto salato del mare che spunta davvero dalle onde in sottofondo. La chiusura di “Sospesi”, un fotogramma a poche tinte di ricordi anni ’60 che si colora di ritmiche contemporanee, sembra davvero lasciare tutto a galleggiare, con quelle note di pianoforte che scavano sotto la luce dei lampioni, che sono come sassi nelle tasche per trattenerci a terra.

Realizzato insieme a Mario Conte e Iosonouncane, “Infedele” è un manifesto di intenzioni: “Ho fatto come volevo” è una frase semplice che racchiude il senso di scelte complesse, e Colapesce qui assorbe energie da tanti generi musicali, dal passato e dal presente, dalla tradizione e dalla ricerca, per cantare un’infedeltà che diventa percorso obbligato per chi non vuole fermarsi, per spingere il mattino a sfumare nel tramonto e nei sogni e ricominciare con qualcosa che brucia ancora, con la stilla di propositi essenziali, con la memoria in una mano e il futuro nell’altra, e su tutto il desiderio di mettere un piede dopo l’altro senza preoccuparsi di quanta strada ci sia ancora da fare, e di quanta ne abbiano fatta gli altri. Colapesce è un cantautore dalla personalità granitica, dalle sfumature verbali e sonore che sembrano cesellate in ogni dettaglio, e questo disco è la spinta verso panorami musicali che emanano meraviglia: per chi è infedele e per chi vorrebbe esserlo, cavalcando il cambiamento, mantenendo la rotta e guardando l’orizzonte senza dimenticare dov’è che siamo nati. Dalle rovine di Pantalica, passando per Milano e aspirando alle avventure di Vasco da Gama, per tornare infine a casa: è il movimento in circolo di “Infedele”, ed è la chiave che apre il mondo di un album davvero bellissimo.

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Commenti (2)

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  • Luce Hack 30/10/2017 ore 12:36 @denisefagiolo78

    È davvero un piacere leggere una recensione così ben scritta, elegante e profonda. Tuttavia in questo disco mi sembra che la personalità dei brani, complessa e variegata, sovrasti quella dell'autore, che mi arriva flebile per presenza, consistenza e vocalità. L'opera supera di gran lunga l'artista, insomma. Mi pare che la struttura granitica sia quella di Iosonouncane, che ha arrangiato e prodotto facendosi sentire con grande forza in ogni traccia.

  • Emanuelerock 30/10/2017 ore 19:47 @Emanuelerock

    Questo 2017 non finisce di regalarci sorprese... e questo disco ne è un esempio. Già, con i due singoli apripista, ci si poteva fare un'idea più o meno chiara di quello che avremmo trovato ma, nemmeno il mio più roseo ottimismo poteva immaginare un risultato del genere. Certo, la produzione di Iosonouncane si sente eccome ma va a braccetto con i testi di Colapesce e la sua idea di musica. Infedele é, in questo caso, essere infedele ad un solo genere musicale.. e mi vien da dire evviva l' infedeltà! È un album con ottimi testi e che va ascoltato più volte per scoprirne tutte le sfumature. Mi hanno colpito Altavica e soprattutto Compleanno (fantastica ed onirica deep house). Penso che consumerò il CD...

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