09/02/2018

L’album dal vivo è un traguardo, un’occasione per guardarsi indietro, un bilancio del proprio percorso artistico, un tentativo di organizzare il futuro prossimo. E anche per Vanni Fabbri, aka La Tosse Grassa, è arrivato il momento di fare il punto della situazione. L’agitatore marchigiano arriva all’appuntamento con il live dopo sei dischi semiclandestini, accomunati da un selvaggio copia e incolla di brani altrui (con buona pace della SIAE), da attacchi frontali a una società iper consumista controllata da una agguerrita schiera di grandi fratelli e dai tentacoli di madre chiesa, preferibilmente conditi da una discreta quantità di bestemmie e da un linguaggio che definire crudo è puro eufemismo.

“La vita in diretta”, registrato al Toro Ñorante di Macerata il 16 febbraio 2017, mira a un solo obiettivo. No, nulla a che spartire con traguardi, bilanci, futuro e passato di cui sopra: “Siamo qua a fare il cazzo che ci pare”. Ecco, quando si dice “manifesto programmatico”... La Tosse Grassa sale sul palco in compagnia di un computer, delle tante basi assemblate in sei anni di attività, con suoni che vanno dalla sigla di "OK, il prezzo è giusto" ai frammenti di "Condemned to hell" degli Impaled Nazarene. A quel punto non resta che provocare il pubblico (che ci sta e contraccambia), chiedere birre (gli vanno bene anche quelle del Sosty), urlare mettendo a rischio il già debole impianto audio del locale, smoccolare rutti potenti e inequivocabili bestemmie (alla fine se ne contano 37, 21 concentrate nella sola “Marchigian routine 2”).

È sufficiente un ascolto sia pur distratto per accorgersi che il Vanni Fabbri animale da palcoscenico è ancora più teppista del Vanni Fabbri chiuso in sala di registrazione. La sua è una rabbia furiosa, spalmata in venti canzoni messe una dietro l’altra: l’album più saccheggiato è quello dell’esordio, “TG1”, dal quale escono fuori sette pezzi. E i cavalli di battaglia non mancano: “Ritardo mentale”, “Femminicidio”, “Robuste dosi di cazzo", “Luca era vegan” son tutte lì, con il loro sangue ancora fresco. Come quello sparso inutilmente lungo le strade di Macerata nei giorni scorsi. Fabbri vive a Recanati, a due passi dal teatro di quella storia ignobile al centro della cronaca di queste settimane, e la provincia marchigiana è sempre stata uno dei suoi bersagli preferiti, l’humus nel quale sguazza, con destrezza e corrosiva ironia. “La vita in diretta” contiene “Burzum due”, scritta nel 2012 (trovò posto in “TG2”) e il suo testo, oggi, appare quantomeno profetico: “Sto costruendo una palizzata per difendermi dai negri di Macerata. Mi tengo in forma e stringo i denti, ogni mattina sessanta piegamenti. Lavoro, non spendo, accumulo milioni: devo risparmiare per comprare le munizioni”. La Tosse Grassa aveva capito tutto da tempi non sospetti: non sarà mica il caso di cominciare a prenderlo sul serio?

 

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